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venerdì 24 settembre 2010

LE LOBBIES DEL CANCRO

Fonte: ISDE Italia Network

E' universalmente noto, del resto, come le lobby e le stesse istituzioni (ampiamente finanziate) che coordinano la "lotta al cancro" siano controllate, come denunciato per decenni da illustri scienziati e ricercatori come Tomatis ed Epstein, dalle stesse industrie chimiche che producono le (costosissime) terapie antineoplastiche e la gran parte degli inquinanti cancerogeni[1] E numerosi ricercatori hanno raccontato come, fin da quando Rachel Carson lanciò, per prima, l'allarme sulle sostanze chimiche di sintesi come causa di gravi rischi a lungo termine per la salute umana, l'industria chimica abbia difeso i suoi prodotti, attaccando la credibilità degli scienziati che segnalavano effetti nocivi: una strategia ben precisa che ha comportato il reclutamento di esperti e consulenti, lautamente remunerati, disposti a mettere in campo controanalisi in grado di contestare i risultati e minimizzare i potenziali rischi per la salute umana delle sostanze chimiche esaminate [2]

Nel 1992 in una conferenza stampa a Washington, DC, 68 importanti ricercatori e scienziati impegnati nel campo della medicina occupazionale, cancerogenesi, epidemiologia e sanità pubblica, rilasciarono una dichiarazione particolarmente dura, accusando il National Cancer Institute (NCI) di aver ingannato l'opinione pubblica con ripetute quanto infondate dichiarazioni di una supposta, imminente vittoria contro il cancro, del tutto in contrasto con la realtà dei fatti, visto che dalla "dichiarazione di guerra al cancro" lanciata dal presidente Nixon (1971) i trends in continua crescita del cancro erano un dato incontestabile e concernevano tutte le forme della malattia. Nella dichiarazione si affermava anzi che NCI, ACS (American Cancer Society) e altre consimili organizzazioni avevano consapevolmente minimizzato i dati della crescita della patologia tumorale, attribuendone la responsabilità al fumo da sigaretta e ai grassi presenti nel cibo e ignorando sistematicamente il ruolo dei cancerogeni di origine industriale che avevano invaso, in pochi decenni, le catene alimentari e inquinato l'aria, l'acqua, i posti di lavoro, così da spingere il Congresso a finanziare la ricerca nel campo della diagnosi e terapia, riservando le briciole (1% del budget totale) alla prevenzione primaria, intesa come riduzione dell'esposizione collettiva e occupazionale [3] .

Una decina di anni dopo Lorenzo Tomatis metteva in luce gli stessi problemi[4], denunciando a sua volta come, mentre si continuava a puntare il dito sul fumo di sigaretta (il cui utilizzo era in calo nei maschi), si trascurasse regolarmente il dato di fatto che l'inquinamento di aria, acqua e suolo e l'esposizione collettiva a centinaia di molecole inquinanti e potenzialmente cancerogene cresceva a ritmi preoccupanti, come segnalato dalla Environmental Protection Agency e da studi importanti [5] e come le strategie di prevenzione primaria del cancro (cioè di riduzione dell'esposizione a tali sostanze inquinanti), le uniche in grado di ridurne l'incidenza[6], fossero sistematicamente trascurate e non finanziate. Nello stesso articolo Tomatis stigmatizzava lo strano comportamento di Ames, che dopo aver lungamente denunciato l'introduzione in ambiente di migliaia di sostanze inquinanti e possibilmente cancerogene insufficientemente testate[7], sembrava aver mutato improvvisamente opinione, puntando a sua volta l'indice su sigarette e grassi nella dieta e negando la pericolosità di pesticidi ed inquinanti industriali[8]

E' del resto un dato di fatto incontestabile che per decenni alcuni autorevoli rappresentanti di questo sistema, notoriamente condizionati da pesanti conflitti di interesse, abbiano negato l'esistenza di un continuo aumento di casi di cancro "salvo per ciò che concerne il fumo di sigaretta" e proposto letture ottimistiche essenzialmente incentrate sulla possibilità di ridurre drasticamente e in pochi anni l'incidenza delle principali forme di cancro semplicemente riducendo il consumo di sigarette[9] e l'utilizzo di grassi nella dieta[10], mentre altrettanto autorevoli ricercatori, lungamente e duramente combattuti dalle lobby del farmaco, come Epstein, Tomatis e Abel, cercavano inutilmente di mettere in luce come non soltanto l'incidenza del cancro al polmone fosse considerevolmente aumentata nella seconda metà dello scorso secolo nei paesi in rapida occidentalizzazione, ma quella di tutti i tipi di cancro (con l'eccezione del CA gastrico): carcinomi mammario, prostatico, tiroideo, esofageo, epatico, pancreatico e renale, linfomi non-Hodgkin, mieloma, melanoma e tumori infantili[11], alla cui patogenesi il fumo di sigaretta non sembra contribuire in misura significativa [12], al contrario di altre e numerose esposizioni ambientali[13] e come i miglioramenti diagnostici non possano spiegare questo incremento[14]

Recentemente anche Epstein è tornato in modo assai incisivo sull'argomento, tracciando una vera e propria storia della Guerra al Cancro, perdente proprio perché pesantemente condizionata da parte dell'industria chimica e dai suoi "esperti degli stili di vita quali causa prima dell'incremento di cancro" (Lifestyle academics): Sir J. Doll, il suo "protetto" lo statistico Peto e appunto Bruce Ames, tre chiari esempi di una drammatica "conversione" che li ha tramutati da strenui sostenitori del cancro come malattia da inquinamento (da affrontare mediante una vera prevenzione primaria) a paladini della teoria del cancro come malattia degli stili di vita (fumo e grassi nella dieta).



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[1] Epstein SS, Bingham E, Rall D, Bross ID Losing the "war against cancer": a need for public policy reforms Int J Health Serv. 1992;22(3):455-69
[2] Gross L. The toxic origins of disease PLoS Biol. 2007 Jul;5(7):e193
[3] Epstein SS Evaluation of the national cancer program and proposed reforms. Am J Ind Med. 1993 Jul;24(1):109-33
[4] Tomatis L, Melnick RL, Haseman J, Barrett JC, Huff J. Alleged misconceptions' distort perceptions of environmental cancer risks. FASEB J. 2001 Jan;15(1):195-203.
[5] Environmental Protection Agency (EPA) (1997) Chem. Prog 18,1-3; Huff, J. (1999) Value, validity, and historical development of carcinogenesis studies for predicting and confirming carcinogenic risks to humans. Kitchin, K. T. eds. Carcinogenicity: Testing, Predicting, and Interpreting Chemical Effects ,21-123 Marcel Dekker New York
[6] Tomatis, L., Huff, J., Hertz-Picciotto, I., Dandler, D. P., Bucher, J., Boffetta, P., Axelson, O., Blair, A., Taylor, J., Stayner, L., Barrett, J. C. Avoided and avoidable risks of cancer. Carcinogenesis (1997) 18,97-105; Jasny, B. R., Bloom, F. E. It's not rocket science--but it can save lives. Science (1998) 280,1507
[7] Ames, B. N., McCann, J. (1976) Carcinogens are mutagens: A simple test system. Montesano, R. Bartsch, H. Tomatis, L. eds. Screening Tests in Chemical Carcinogenesis ,493-498 Scientific Publication No. 12, International Agency for Research on Cancer Lyon, France; Ames, B. N., Magaw, R., Gold, L. S. (1987) Ranking possible carcinogenic hazards. Science 236,271-280
[8] Ames, B. N., Profet, M., Gold, L. S. (1990) Dietary pesticides (99.99% all natural). Proc. Natl. Acad. Sci. USA 87,7777-7781; Ames, B. N., Gold, L. S. (1997) Pollution, pesticides and cancer misconceptions. FASEB J 11,1041-1052
[9] Doll R. Health and the environment in the 1990s Am J Public Health.1992 Jul;82(7):933-41
[10] Doll R. The lessons of life: keynote address to the nutrition and cancer conference Cancer Res.1992 Apr 1;52(7 Suppl):2024s-2029s
[11] Clapp RW, Jacobs MM, Loechler EL. Environmental and occupational causes of cancer: new evidence 2005-2007.Rev Environ Health. 2008 Jan-Mar;23(1):1-37
[12] Hoel DG, Davis DL, Miller AB, Sondik EJ, Swerdlow AJ. Trends in cancer mortality in 15 industrialized countries, 1969-1986 J Natl Cancer Inst. 1992 Mar 4;84(5):313-20
[13] Landrigan PJ. Commentary: environmental disease--a preventable epidemic. Am J Public Health. 1992 Jul;82(7):941-3; Clapp R. Environment and health: 4. Cancer. CMAJ. 2000 Oct 17;163(8):1009-12
[14] Ward EM, Thun MJ, Hannan LM, Jemal A Interpreting cancer trends. Ann N Y Acad Sci. 2006 Sep;1076:29-53

FONTE: laleva.org

mercoledì 15 settembre 2010

DANNI DA CURE MEDICHE

E' incredibile ma spesso si muore per essere stati curati..
Sempre più spesso infatti da parte di giornali o addirittura dagli stessi  organi medici ufficiali arrivano dati allarmanti, degni di riflessione profonda..


Ci sono medici preparati che svolgono la loro missione con devozione e passione.. ma la domanda è:
quanti medici  invece non sono mossi da  profonda vocazione ma  piuttosto da meri interessi di carriera professionale ?
E i nostri ospedali sono davvero dei luoghi di cura o il dio denaro ha inquinato anche quella che dovrebbe essere una missione più che un lavoro.?...

Alcuni dati:
Provocano più vittime degli incidenti stradali, dell'infarto e di molti tumori - 15 Gen. 2009
In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o causati dalla cattiva organizzazione dei servizi sanitari sono da bollettino di guerra: tra 14 mila (secondo l'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri) e i 50 mila decessi all'anno, secondo Assinform. Il che significa circa 80-90 morti al giorno (il 50% dei quali evitabile), 320 mila le persone danneggiate.
E con costi pari all'1% del pil: 10 miliardi di euro l'anno. A fornire le cifre è l'Associazione italiana di Oncologia medica (Aiom).

Italia - Errori medici: 6 cause al giorno...Fonte: Corriere della Sera Milano, 2 Apr. 2008
Secondo l'ultimo dossier dell'assessorato alla Sanità presentato ai risk manager della Lombardia, nel 2007 gli ospedali hanno registrato mediamente 6 denunce al giorno. Il 15% delle richieste di risarcimento è stata avanzata contro gli ortopedici e a seguire contro medici di Pronto Soccorso e specialisti di chirurgia generale. Servono circa 18 mesi perchè 1 paziente su 3 ottenga un risarcimento medio di 48.400 euro.


Gli errori medici uccidono più degli incidenti stradali - Fonte: La Repubblica, 27 Giu. 2007
Giuseppe Remuzzi, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo, ha spiegato che 'gli errori medici in USA hanno ucciso, nel 2005, 90.000 pazienti; nello stesso anno i morti per incidenti stradali sono stati 45.000'. In Italia ogni anno sono circa 15.000 i medici che affrontano cause di risarcimento. Il 42,3% degli errori si verifica per sovraccarico di lavoro, il 16,6% per l'organizzazione dei turni ed il 9,5% per problemi di comunicazione.


"Il boom degli errori in corsia" - Fonte: La Repubblica, 23 Sett. 2008
In Italia in 10 anni le denunce dei cittadini contro medici ed ospedali sono cresciute del 66%. Lo afferma ANIA, Associazione Nazionale delle Imprese Assicurative. Si è passati da 17.000 casi segnalati nel 1996 a 28.000 nel 2006. Per fronteggiare tutte le richieste, le Regioni stipulano polizze per la responsabilità civile in campo sanitario per un totale di circa 500 mln di euro l'anno.


Malasanità: 320.000 casi l'anno - Fonte: Il Messaggero, 6 Febb. 2005
Da un'indagine firmata dalla Commissione tecnica sul rischio clinico, nata all'interno della Programmazione generale del Ministero della Salute, emerge che in Italia ogni anno si verificano circa 320.000 morti a causa di errori ospedalieri. In media muoiono circa 90 pazienti al giorno; almeno il 50% dei decessi sarebbe evitabile. Il 70% degli incidenti nasce da problemi organizzativi, il restante 27-30% è dovuto all'errore umano. Il sovradosaggio di farmaci e lo scambio di pazienti risultano essere le 'distrazioni' più diffuse.

Per contro, quando i medici scioperano il numero delle morti diminuisce nettamente!
Qualche esempio.
Durante lo sciopero dei medici in California nel 1976, il tasso di mortalità declinò sensibilmente. A Los Angeles ad esempio, il tasso di mortalità settimanale declinò da 19.8 a 16,2
morti per 100.000 durante lo sciopero e risalì a 20,4 dopo la sua conclusione.
La riduzione del tasso di mortalità durante lo sciopero fu del 18%.
In Israele nel 1973, i medici ridussero i loro contatti giornalieri con i pazienti da 65.000 a 7.000 in uno sciopero che durò un mese. Secondo la Società Onoranze Funebri di Gerusalemme, il
tasso di mortalità degli israeliani scese in quel mese del 50%.
Nel 1976, a Bogotà in Colombia, uno sciopero dei medici continuò per 52 giorni
e il tasso di mortalità scese del 35%.


Forse una maggiore attenzione al paziente ed una minore  ai propri interessi e alla propria carriera
da parte dell'establishment medico sarebbero  auspicabili ma............... non sufficienti.
Occorre ridefinire il contetto di SALUTE  e soprattutto di CURA,
partendo dalla prevenzione che non è solo fatta di analisi,  visite  e diagnosi precoci ma di cambiamento di stile di vita, di educazione al rispetto per il proprio corpo e per l'ambiente...
E questo si lega ad un concetto di società che è lontano dal modello attuale, basato sull'arricchimento personale e sul dislivello economico tra ricchi e  poveri del mondo... ma anche del vicinato...
..... al prossimo post
Monica