Visualizzazione post con etichetta SCANDALI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SCANDALI. Mostra tutti i post

lunedì 3 giugno 2013

DIAGNOSI SBAGLIATA: MUORE DI LEUCEMIA DOPO 34 MESI DI CHEMIOTERAPIA


Le era stato diagnosticato un tumore maligno al fegato con metastasi, aveva invece un angioma gigante



LECCE — «Giustizia per mia madre». È quanto ha chie­sto Marianna Perez, una dei tre figli di Bruna Perrone, una contadina di 58 anni di Gua­gnano, vittima di un vero e proprio calvario medico che l’ha portata alla morte. Ades­so, il sostituto procuratore Ni­cola D’Amato, ha allo studio un fascicolo nel quale compa­iono i nomi di dieci medici dei quali si dovranno stabilire ruolo e responsabilità.
IL FATTO - La storia di Bruna Perrone è quella di una diagnosi sba­gliata, tumore maligno al fega­to, di 34 mesi di chemiotera­pia e della morte per una leu­cemia fulminante, probabil­mente causata proprio dal massiccio bombardamento di immunosoppressori. In real­tà, la donna aveva un tumore benigno molto grande ma, no­nostante i valori del sangue non siano mai risultati altera­ti, hanno continuato a curarla come se avesse un terribile male. «La nostra speranza è che nessuno, mai più, debba vivere un calvario simile al no­stro», aggiunge la figlia, che ieri mattina, insieme a altri pa­renti di Bruna, ha partecipato alla conferenza stampa convo­cata dagli avvocati Stefano Prontera e Rocco Vincenti di Lecce.
IL CALVARIO - Tutto comincia il 14 luglio del 2004, quando, per accerta­re le cause di alcuni fastidi al­l’addome, la donna si sottopo­ne a una ecografia. Il 20 dello stesso mese, si eseguono ulte­riori accertamenti con una Tac con mezzo di contrasto e la diagnosi non lascia adito a dubbi: si tratta di un cancro al fegato di 18 centimetri con metastasi. Senza ulteriori in­dugi, Bruna Perrone viene sot­toposta a chemioterapia e la cura va avanti per ben 34 me­si, fino al 13 aprile del 2007, quando, nonostante le cure, la massa tumorale non si è ri­dotta e si decide di eseguire un’altra Tac. L’esito dell’anali­si è sconcertante: si tratta di un «angioma gigante del lobo epatico di destra e di piccoli angiomi nel lobo epatico di si­nistra». In altre parole, un tu­more benigno che non subi­sce trasformazioni e che spes­so è congenito.
L'EPILOGO - Per la famiglia di Bruna, pe­rò, non c’è nemmeno il tem­po di gioire per la bella noti­zia. Nel frattempo, la donna si è ammalata di leucemia fulmi­nante e la sua vita terminerà il 4 febbraio del 2009, dopo quasi cinque anni di inferno che l’hanno irrimediabilmen­te minata nel corpo e nello spirito.



FONTE: corrieredelmezzogiorno.it

martedì 11 dicembre 2012

LA DENUNCIA DELL'ISDE: "ACQUA CONTAMINATA POTABILE PER DECRETO"


Il rischio è che la normativa sulla potabilità diventi meno restrittiva con l'adozione di un nuovo valore di parametro per la microcistina-LR, un tipo di tossina prodotta dalle fioriture di alghe nocive. Gli esperti all'attacco, i deputati Ferrante e Della Seta (Pd) presentano un'interrogazione a Clini e Balduzzi



La normativa che regola la potabilità delle acque potrebbe presto diventare meno restrittiva. Le modifiche al Decreto legislativo 31/2001 – riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano –, proposte dallo schema di decreto messo a punto dai ministeri della Salute e dell’Ambiente, consentirebbero infatti “di erogare come potabile acqua contaminata da sostanze tossiche e cancerogene”. Questo l’allarme lanciato dall’Isde (International Society of Doctors for the Environment)-Italia.
Il decreto interministeriale, in base anche a quanto raccomandato lo scorso luglio dal Consiglio superiore di sanità, adotta un nuovo valore di parametro, quello per la microcistina-LR: un tipo di tossina d’acqua dolce prodotta dalle fioriture di alghe nocive. Fenomeno in costante aumento a causa dei cambiamenti climatici, “ma anche perché questi corpi idrici, per lo più laghi – spiega ailfattoquotidiano.it la dottoressa Antonella Litta, referente dell’Isde-Italia –, non vengono quasi mai tutelati”. Può succedere così che nei laghi o negli invasi artificiali, da cui si prelevano le acque destinate al consumo umano – come ad esempio i laghi di Vico, Garda e Occhito – finiscano scarichi abusivi e soprattutto i fertilizzanti derivanti dalle attività agricole. In sostanza crescono rigogliosi gli ortaggi ed anche le alghe rosse. Certo, prima di arrivare nelle case dei cittadini, le acque subiscono i necessari processi di potabilizzazione e filtrazione. Non sempre però gli appositi meccanismi funzionano come dovrebbero, spesso proprio a causa delle numerose esplosioni di fioriture. I filtri, intasati, di conseguenza riescono soltanto a ridurre la presenza delle microcistine, ma non ad eliminarla del tutto.
La soluzione sarebbe perciò bonificare e tutelare i corpi idrici, come d’altronde prevedono gli obiettivi europei di qualità delle acque fissati per il 2015. Troppo dispendioso, meglio aggirare il problema. E dunque “col pretesto di colmare un presunto (e non reale) vuoto normativo”, denuncia la dottoressa Litta, viene inserita una cosiddetta soglia di sicurezza (1mg/l) per una sostanza che non dovrebbe in alcun modo essere presente nell’acqua potabile. Perché la microcistina è una sostanza classificata dall’Iarc, l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro, come cancerogeno di classe “2B”. Vero, un agente non così potente come l’arsenico – altro grande problema dell’acqua –, “ma è un apripista all’azione di cancerogeni più aggressivi – sottolinea la referente dell’Isde – ed anche un interferente endocrino”, in grado cioè di alterare il sistema ormonale. Inoltre, non essendo termolabili, resistendo cioè alle alte temperature, le microcistine vengono assunte dall’organismo umano anche attraverso i cibi cotti con l’acqua contaminata, oltreché con gli ortaggi (innaffiati) e naturalmente i pesci. Il decreto proposto dai ministeri della Salute e dell’Ambiente, e attualmente al vaglio della Commissione Imprese e Industrie dell’Unione europea, consentendo di fatto la presenza, seppur in quantità minime, di cancerogeni nell’acqua potabile, finirebbe pertanto, se approvato, per capovolgere la ratio di quella legge, emanata nel 2001 per recepire la direttiva europea del 1998. 
Verrebbe quindi disatteso l’articolo 4, che stabilisce che “le acque destinate al consumo umano debbano essere salubri e pulite”. E naturalmente la stessa direttiva della comunità europea. Nonché l’articolo 32 della Costituzione che “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Nei giorni scorsi all’appello lanciato dall’Isde, affinché quello schema di decreto venga rigettato dalla Commissione Europea – “per palese illegittimità, in quanto in conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, inammissibilità, in quanto in contrasto con le evidenze scientifiche e le indicazioni della Iarc, dell’Oms e dell’Usepa, e perché in violazione del principio di precauzione” – si è unito anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. “Essendo impegnati da anni per il diritto all’acqua pubblica e di qualità, riteniamo assolutamente irresponsabile intervenire sulla normativa attuale modificandola in modo peggiorativo”, si legge nella nota diffusa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Sensibili alla denuncia dei medici per l’ambiente anche i senatori Pd, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, che hanno presentato un’interrogazione a risposta orale, in commissione Ambiente e Territorio ai ministri Clini eBalduzzi, per chiedere “se non intendano urgentemente attivarsi affinché lo schema di decreto interministeriale venga immediatamente rivisto”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

domenica 9 dicembre 2012

TUTTI I GUAI DELLA CASA FARMACEUTICA MERCK: NON C' E' SOLO IL VIOXX






Dopo anni, l' affare Vioxx, l' antinfiammatorio ritirato dal mercato nel 2004 a causa delle sue gravi controindicazioni cardiache (responsabili di circa 27mila morti), continua a pendere sul capo del colosso farmaceutico americano Merck&Co. Trascinandone giù, oltre all' immagine, anche i profitti: a causa dei 4,85 miliardi di dollari di oneri legati al contenzioso, infatti, la casa farmaceutica ha chiuso il quarto trimestre del 2007 con una perdita di 1,6 miliardi di dollari. 
Al netto dei costi legali, la performance di Merck sarebbe stata positiva, segnando per l' anno appena concluso una crescita dei ricavi del 3% e dei profitti per 80 centesimi per azione, al di sopra delle aspettative. Ma gli strascichi del caso Vioxx, una delle più grandi tragedie della storia della farmacologia, non accennano a scomparire. L' azienda è stata infatti da poco messa sotto indagine federale dalla Grand Jury degli Stati Uniti, per determinare se abbia commercializzato il farmaco oltre gli scopi approvati dalla Food and Drug Association, l' ente statunitense responsabile, fra le altre cose, della verifica dei requisiti di sicurezza dei prodotti farmaceutici. 
Proprio quest' ultimo aveva dato l' ok, nel 1999, alla commercializzazione su suolo americano del Vioxx. Il farmaco è un antiinfiammatorio non steroideo, usato principalmente come antidolorifico nei casi di dolori cronici scatenati da osteoartriti, dismenorrea o emicranie. Dalla sua immissione sul mercato nel maggio del 1999, fino al ritiro nel settembre del 2004, sono stati più di 80 milioni i pazienti cui è stato prescritto il farmaco. Per la Merck&Co, settima nella classifica mondiale dei colossi della farmaceutica, si trattò di un vero e proprio colpo di mercato, capace di fruttare circa 2,5 miliardi di dollari di entrate all' anno, per un totale di 12,5 miliardi. Ma dopo il successo commerciale è arrivata la catastrofe. Degli studi successivi sull' efficacia dimostrarono che l' uso prolungato del farmaco causava un alto incremento del rischio di infarto e di ischemie. Le controindicazioni, gravissime e non notificate alla FDA al tempo dell' approvazione, divennero sempre più evidenti durante il periodo di diffusione del farmaco. Tanto da portare la Merck, nel settembre 2004, cinque anni dopo la commercializzazione, al ritiro volontario del farmaco dal mercato e alle dimissioni, l' anno seguente, dello storico ceo Raymond Gilmartin. Ma non c' è solo il Vioxx a turbare i sonni dei capi della Merck. Si stanno aprendo controversie per il Vytorin, un farmaco anticolesterolo sviluppato insieme con la ScheringPlough. Il prestigioso American College of Cardiology, infatti, non ha ritenuto accurati gli studi sul prodotto, presentati dalle due case farmaceutiche. Secondo delle ricerche indipendenti, infatti, il Vytorin, pubblicizzato dalla Merck come riduttore del colesterolo "cattivo" e ricostituente di quello "buono", non sarebbe più efficace delle statine, i farmaci anticolesterolo di origine alimentare utilizzate fino ad adesso. . Un duro colpo per la Merck and Co, anche se, ovviamente, come si sono affrettati a puntualizzare i vertici dell' azienda, non si tratta di un altro Vioxx: per ora non è morto nessuno. Ma con un' indagine federale sulle spalle, questo nuovo passo falso di certo non giova. A rischio, soprattutto, la fiducia di consumatori e medici curanti. Che ormai iniziano a identificare il colosso farmaceutico - anche quando non ci sono gli estremi con rischi legati alla salute. E che hanno bocciato il Vytorin prima ancora dell' American College of Cardiology: da settimane, ormai, le prescrizioni del farmaco, sul cui successo la Merck basava parte delle sue stime di crescita, sono in caduta libera. Ancora: bufere in vista per il Fosamax (un prodotto antiosteoporosi accusato nientemeno che di provocare delle fratture) e ora anche per il Gardasil, un vaccino contro il tumore alla cervice. Ma nulla è paragonabile, almeno per ora, alla bufera giudiziaria scatenata per il Vioxx. Sono 27mila le azioni legali, di cui 190 collettive, solo negli Stati Uniti. 
Nel novembre del 2007, la Merck ha accettato di pagare 4,85 miliardi di dollari per chiudere tutte le cause legali intentate dalle vittime del farmaco. 
L' accordo, raggiunto dalla Merck&Co dopo decine di riunioni con i team degli avvocati che rappresentano le vittime, avvenute in otto stati diversi, contiene una clausola importante: i pagamenti scatteranno solo se l' 85 per cento di coloro che hanno fatto causa accetterà di rinunciare ad ulteriori azioni legali. Per la Merck si tratta di un accordo vantaggioso, o almeno considerato tale dagli specialisti del settore, che stimavano cause per 50 miliardi di dollari contro il colosso, che invece è stato in grado di risolvere ha risolto il contenzioso con meno di un decimo della somma stimata e meno della metà delle entrate ricavate dalla vendita del farmaco. 
Ma proprio a causa della "soglia di accettazione" prevista dalla clausola, l' accordo rischia di non diventare mai operativo. La notizia dell' indagine iniziata da parte delle autorità federali degli Stati Uniti, infatti, come "effetto collaterale" potrebbe convincere chi ha mosso causa alla Merck&Co a non accettare il risarcimento proposto.

FONTE: Repubblica.it


mercoledì 5 dicembre 2012

TROPPE DIAGNOSI E ABUSO DI FARMACI. SIAMO TUTTI MALATI DI MENTE?



Siamo tutti matti? La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders - DSM), che uscirà nel 2013, introduce 550 nuove sintomatologie. Anche la tristezza e l'astinenza da caffè potrebbero così essere classificate come malattie. Persino un dolore da lutto potrebbe presto essere diagnosticato come depressione.

"Con l’introduzione di nuove ‘sindromi’ nella prossima edizione del Dsm, quasi tutta la popolazione potrebbe essere diagnosticata di malattia psichica". 

A sostenerlo è lo psichiatra americano Allen Frances, già capo della Commissione che ha redatto la quarta edizione del manuale dei disturbi mentali, intervenuto durante il forum su 'Pharmageddon' (neologismo che sta a indicare i due problemi dell'iperprescrizione di farmaci e dell'utilizzo inutile di sostanze medicinali, per stati patologici o parafisiologici che non richiedono alcun intervento medico) che si è tenuto nella comunità di San Patrignano durante la quarta edizione del WeFree day.

Come ha spiegato Frances, "già oggi, ogni anno, il 25% della popolazione statunitense, circa 45 milioni di persone, si vede diagnosticare un disordine mentale, eventualità che accade alla metà della popolazione entro l’età di 82 anni". "Nel Dsm-IV - prosegue lo psichiatria - abbiamo cercato di essere più cauti possibile ma non abbiamo comunque evitato l’aumento delle patologie classificate a 357 e la conseguente tendenza per la quale le diagnosi di disordini bipolari sono aumentate del 40% rispetto a quanto avveniva con il Dsm-III, quelle di autismo sono cresciute del 25%, quelle di Adhd, la sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono raddoppiati". 

"Un sistema diagnostico è importante per stabilire i confini tra malattia e normalità e determinare chi ha effettivamente necessità di farmaci", ha affermato Frances, "il problema è che negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria inflazione diagnostica, la cui responsabilità ricade su medici e case farmaceutiche".

"Ormai i produttori di droghe legali - denuncia lo psichiatra - sono più responsabili delle dipendenze dei produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del Dsm ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico. Non si rendono conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi, e non sempre competenti, con la pressione pubblicitaria delle industrie farmaceutiche, possono indurre gravi abusi.

Gli antipsicotici negli Stati Uniti sono i farmaci più venduti, con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno, il 5% del totale. Le nostre attuali conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci".

I rischi di questa tendenza sono molto gravi.  Vengono infatti sottovalutati gli effetti collaterali delle prescrizioni di psicofarmaci. "Dall’aumento dell’obesità nella popolazione giovanile già ad alto rischio di sovrappeso (un aumento anche di un chilo a settimana), alla dipendenza. Ben trecento militari americani sono morti per avere assunto farmaci loro prescritti. Per questo è importante che i medici non eseguano le diagnosi troppo in fretta e che valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche".


FONTE: Informasalus.it

lunedì 3 dicembre 2012

PER SFAMARE LA POPOLAZIONE MONDIALE NEL 2050 CI VORRANNO TRE PIANETI!



Tre pianeti per sfamarne uno! Tra meno di quaranta anni, per soddisfare le esigenze alimentari della popolazione del globo ci vorranno ben tre pianeti.
Il motivo? Consumiamo troppo, sprechiamo tanto e il cibo non basta più per tutti.
Nel giro di pochi decenni siamo arrivati a consumare molto di più di quanto il sistema agricolo mondiale riesca a produrre e - se le attuali tendenze non cambieranno - nel 2050, il cibo disponibile sulla Terra non sarà sufficiente a sfamare neanche un terzo della popolazione mondiale.
Ma la colpa è soprattutto degli sprechi: basti pensare che ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo va nella spazzatura!


A rivelarlo è il quarto Forum internazionale promosso da Barilla Center for Food and Nutrition (Bcfn), dove Lester Brown, il fondatore e presidente di Earth Policy Institute (Usa), ha tenuto ad evidenziare che il 70% dell'acqua presente sul pianeta viene utilizzato non per bere, ma per produrre.
"Sono "otti-pessimista" - ha dichiarato Claude Fischler, direttore della ricerca Cnrs nonche' direttore del centro francese Edgar Morin - temo il peggio, spero il meglio. Va bene la diffusione di cibo a basso prezzo, ma se fatto solo di calorie vuote non va bene. E sono i più poveri e il Paesi in via di sviluppo quelli che, con maggiore obesità, consumano sacchetti di prodotti pronti, pasti grassi e poco salutari. Un tempo la gente mangiava solo in gruppo e il pasto era un rito conviviale. Oggi negli Stati Uniti, secondo Times News, il 70% dei pasti vengono consumati da soli, e questo è un fattore di ansia, velocizza l'atto del mangiare ma alimenta gli sprechi''.
"Molti cibi lavorati - ha aggiunto Antonia Trichopoulou, direttore Oms e nutrizionista presso l'università' di Atene - sono eccessivamente lavorati e la produzione non e' locale; anche la qualità nutritiva non è ottimale. Utilizzare nuove tecnologie va benissimo per costruire una filiera agroalimentare sostenibile, ma andrebbe consumata una quota pari al 20%-30% di cibo locale per non perdere la biodiversità".
Secondo quanto emerge dallo studio presentato al forum quindi, i fenomeni dell'obesità e dello spreco di cibo sono strettamente legati ai ritmi veloci della vita moderna, che induce a mangiare prodotti pronti, confezionati o precotti, di scarso valore nutritivo e spesso di pessima qualità.
Come risolvere il problema? Il quesito è naturalmente complesso, ma una sana educazione civica e alimentare, in grado di insegnare ai più piccoli l'origine del cibo e la sua importanza, unita alla riscoperta di alcuni valori tradizionali, come il pasto consumato tutti insieme attorno ad un tavolo (specie a cena quando si ha tempo), consentirebbe – con tutta probabilità – di invertire la rotta e ridimensionare la gravità degli scenari futuri.
In breve, basta voltarsi e fare un passo indietro nel tempo, per riscoprire il valore del cibo, non solo come alimento in sé, ma anche come prodotto del lavoro dell'uomo e della natura, elemento di condivisione, partecipazione e appartenenza ad un territorio e alle sue tipicità.

FONTE: Greenme.it

lunedì 26 novembre 2012

AULIN TOSSICO: RITIRATO DAL COMMERCIO EUROPEO TRANNE IN ITALIA













Aulin - 16 fra i Paesi dell’Europa lo hanno ritirato dal commercio da anni. 

Si tratta dell’Aulin, uno dei più diffusi analgesici che alleviano piccoli dolori come il mal di testa. Questo farmaco però è tossico: il principio attivo su cui si basa, il Nimesulide, devasta il fegato di chi lo assume, causando anche la morte.
Irlanda - I primi ad accorgersi della tossicità dell’Aulin, nel 2002, sono stati Spagna, Finlandia ed Irlanda che lo hanno immediatamente ritirato dal mercato. 
L’Irlanda ha reagito dopo aver appurato che 7 pazienti in cura con l’Aulin erano stati costretti al trapianto di fegato a causa della tossicità epatica del farmaco. Nel Paese dal 1995, anni di ingresso dell’Aulin in Irlanda, si sono registrate ben 53 segnalazioni.
 Italia - L’Italia però non ha preso in considerazione questo problema. 
Nel nostro Paese l’Aulin è consumato per il 60% rispetto alla produzione mondiale. Si parla di mazzette, intascate per evitare controlli sul prodotto, e di funzionari dell’Aifa finiti in manette per aver messo in atto un sistema illecito di disinformazione ai danni della salute dei cittadini.
 FONTE: newnotizie.it



"NASCOSTI I RISCHI DEL FARMACO KILLER" E' BUFERA SULLA CURA ANTI- OSTEOPOROSI



Secondo la Ue il Proteos può avere effetti mortali in caso di allergie. 

In Italia è usato da 100mila donne. 

Al centro del caso l'azienda Servier, già accusata per un altro medicinale




EFFETTI collaterali scoperti durante le sperimentazioni e nascosti per poter mettere in commercio senza ritardi e problemi un medicinale. 
L'azienda farmaceutica francese Servier è finita sotto attacco nel suo paese per un dossier dell'Emea, l'agenzia europea del farmaco, in cui viene accusata di aver "nascosto alle autorità alcuni casi di effetti secondari gravi", che secondo le accuse se conosciuti potevano mettere in discussione la commercializzazione del Protelos. 

Si tratta di un farmaco che viene commercializzato anche in Italia e serve per la cura dell'osteoporosi, i medici lo prescrivono per prevenire fratture all'anca e alla colonna vertebrale. Il principio attivo alla base del Protelos è il ranelato di stronzio, presente anche in un prodotto con marchio diverso venduto in farmacia, l'Osseor. Nel nostro paese ogni anno sono vendute 625mila confezioni del primo e 739mila del secondo. Si stima che lo usino almeno 100mila donne. 
Già nel 2007, sempre l'Emea aveva fatto un approfondimento sulle reazioni avverse al ranelato di stronzio, visto che dalla messa in commercio del 2004 si erano registrati casi di sindrome di Dress, una grave forma di rush cutaneo di origine allergica. "I rischi legati a questo prodotto si conosceva ma una cosa sono gli effetti collaterali, un'altra è se ci si è resi conto dell'esistenza di problemi prima lancio e si sono taciuti. Sarebbe un fatto molto grave, che deve finire davanti a un tribunale. 
Nascondere danni durante la sperimentazione per commercializzare senza problemi un medicinale è una pratica che purtroppo ha precedenti. 
È successa la stessa cosa per certi antinfiammatori non steroidei". 
A parlare è Salvatore Minisola, ordinario di Medicina interna alla Sapienza e presidente della Siommms, la Società italiana dell'osteoporosi. 
È anche grazie a un'inchiesta del quotidiano Liberation se in Francia sta venendo alla luce una nuova scorrettezza commessa dalla Servier, che si difende smentendo le accuse e sostenendo che è tutto in regola. La casa farmaceutica però ha un precedente pesantissimo: è finita nel ciclone per un altro medicinale, il Mediator, un antifame che avrebbe causato tra 500 e 2mila morti ed è stato ritirato dal mercato nel 2009. Proprio in questi giorni in Francia due associazioni delle vittime hanno annunciato che sono pronte a presentare richieste danni all'azienda.  Protelos e Osseor non sono i farmaci più utilizzati nel nostro paese contro l'osteoporosi. "Vengono prescritti maggiormente i bisfosfonati", spiega sempre Minisola. Secondo uno studio dell'Emea il ranelato di stronzio in tre anni di commercio, tra il 2004 e il 2007, ha provocato 16 gravi casi di sindrome di Dress, di cui 2 hanno portato alla morte. L'Agenzia europea arrivò alla conclusione che "medici e pazienti devono essere avvertiti del rischio". Fu avviata una procedura d'urgenza per introdurre l'avvertenza.


Fonte: repubblica.it



giovedì 18 ottobre 2012

REGALI IN CAMBIO DI PRESCRIZIONI DI ORMONI AI BAMBINI, 67 MEDICI INDAGATI


I camici bianchi sono accusati di aver ricevuto da 12 informatori scientifici della Sandoz somme di denaro, viaggi all’estero e oggetti di valore per equivalenti 500mila euro. Il prossimo passo è verificare se le prescrizioni hanno recato danno alla salute dei piccoli pazienti.




Regali in cambio di prescrizione di farmaci, nello specifico ormoni per la crescita destinati ai bimbi. Questo l’intreccio tra una azienda farmaceutica, la Sandoz, e 67 medici specialisti – soprattutto endocrinologi e nefrologi di strutture pubbliche e private – sparsi in tutta Italia, che sono finiti nella rete nei Nas. Circa 300 carabinieri del Nucleo operativo a tutela della salute e dei Comandi provinciali di 15 regioni stanno eseguendo in queste ore 77 perquisizioni a carico dei 67 medici indagati. 
I camici bianchi sono accusati di aver ricevuto, attraverso una organizzazione di informatori scientifici (12 persone) di una azienda farmaceutica somme di denaro, viaggi all’estero e oggetti di valore. L’indagine, condotta dal Nas di Bologna, è partita circa 2 anni fa ed è coordinata dalle Procure di Rimini e Busto Arsizio (Varese). Gli specialisti avrebbero intascato l’equivalente di circa 500mila euro per migliaia di prescrizione contestate. I reati ipotizzati sono quelli di truffa al Servizio sanitario nazionale, comparaggio, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e falso.
L’indagine ha portato alla scoperta dell’esistenza di una “collaudata organizzazione” che per incrementare le vendite di alcune tipologie di farmaci destinati ai bambini per curare i disturbi della crescita, dava o comunque prometteva somme di denaro, viaggi di piacere all’estero, oggetti di valore ed altro, a medici di strutture ospedaliere pubbliche e private, giustificandole con falsa documentazione, che indicava come il denaro fosse frutto di attività di consulenza, un contributo a congressi e seminari, o a viaggi per partecipare a meeting e seminari. 
“Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima indagine di questo tipo – ha ammesso nel corso di una conferenza stampa il colonnello Antonio Diomeda, vicecomandante dei Nas – ma lo scenario che ne emerge stavolta è particolarmente allarmante. E’ un rapporto delittuoso e perverso quello che si era stabilito tra gli informatori scientifici e i medici, teso a favorire il consumo di alcunifarmaci biosimilari in cambio di somme di denaro (poi fatte passare per compensi di consulenze e studi, elargizioni ad associazioni onlus, rimborsi spese di congressi e convention, ndr), di viaggi in Italia e all’estero per i medici e i loro familiari e di oggetti quali gioielli e personal computer“.
Gli informatori scientifici sollecitavano i medici indagati ad aumentare le prescrizioni con l’inserimento in terapia di nuovi piccoli pazienti a cui venivano somministrati due tipi di farmaciinnovativi a base di ormoni. I professionisti coinvolti sono specialisti in nefrologia, endocrinologia e pediatria e in alcune circostanze non esitavano a chiedere somme superiori con i dirigenti dell’industria che si premuravano di incontrarli personalmente. Il prossimo passo per i Nas, ha spiegato il tenente colonnello Giovanni Capasso, “è quello di verificare se queste prescrizioni hanno in qualche modo recato danno alla salute dei bambini”.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

lunedì 1 ottobre 2012

"IL MAIS OGM E' VELENO" STUDIO SCHOC IN FRANCIA, ALLARME DEL GOVERNO E DELLA UE.


Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all'alimentazione del bestiame. La commissione europea chiede all'Efsa analizzare i dati. Mentre Parigi medita di richiedere il blocco delle importazioni





Da anni infuriano le polemiche sugli Ogm. Sono nocivi alla salute? Devono essere proibiti? Ma finora nessun studio davvero serio sulla materia era stato realizzato. Soprattutto un’inchiesta scientifica accurata su un periodo relativamente lungo (solo inchieste fino a un massimo di 90 giorni). 
Adesso, invece, dalla Francia sembrano arrivare le risposte tanto attese. E il verdetto è di quelli senza appello. Per il professor Gilles-Eric Séralini, che ha studiato gli effetti di un mais transgenico, “il suo assorbimento sul lungo periodo agisce come un potente veleno”.
Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen, in Normandia, ha portato avanti il suo studio per due anni, nella più completa riservatezza, per evitare pressioni e boicottaggi. La ricerca ha valutato gli effetti del maisNk 603 (che nell’Unione europea non può essere coltivato, ma sì importato) e di un erbicida, ilRoundup, il cui utilizzo è in genere associato a quel mais transgenico. Entrambi i prodotti sono fabbricati dalla multinazionale americana Monsanto. E, va sottolineato, il Roundup è ormai l’erbicida più venduto al mondo. Séralini e la sua équipe hanno utilizzato 200 ratti, divisi in tre gruppi: quelli alimentati con il Nk 603, prodotto con il Roundup. Oppure senza fare ricorso a questo erbicida. Mentre un gruppo di animali ha mangiato  solo mais non geneticamente modificato, ma trattato con il Roundup.
Ebbene, il confronto è allarmante. «La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i prodotti di Monsanto», ha sottolineato Séralini al Nouvel Observateur, che pubblica oggi, giovedì, un lungo dossier sull’argomento. Rispetto a un altro gruppo di ratti, non alimentato con l’Ogm e il pesticida, il primo fra i 200 è morto a un anno di età (almeno un anno prima di quelli non «contaminati» dagli Ogm): aveva mangiato il mais transgenico, trattato con il Roundup. E al diciassettesimo mese dell’esperimento si è osservato che i ratti alimentati con gli Ogm avevano una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri. In generale gli animali che hanno consumato Ogm hanno riportato tumori alla mammella e danni gravi al fegato e ai reni.
La speranza di vita di un ratto è di due anni, due anni e mezzo. Permettono di verificare con largo anticipo quello che potrà avvenire a un uomo. “Riteniamo che le sostanze analizzate – ha precisato il riceratore – siano tossiche anche per gli uomini. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. “Sono almeno quindici anni che gli Ogm vengono commercializzati. E’ davvero un crimine che finora nessuna autorità sanitaria abbia imposto la realizzazione di studi di lunga durata”. Mercoledì prossimo in Francia uscirà, edito da Flammarion,Tutti cavie (Tous cobayes), un libro nel quale Séralini illustra la sua ricerca. Ma soprattutto una sintesi dello studio sarà pubblicata nel prossimo numero di una prestigiosa rivista, Food and chemical Toxicology. I ricercatori di Caen non sono degli improvvisati.
A livello dell’Unione europea solo due varietà transgeniche sono autorizzate per la coltivazione, il mais Mon 810, ancora di Monsanto, e la patata Amflora di Basf. Ma in realtà molti Paesi hanno applicato il divieto mediante una moratoria (fra quelli la Francia e anche l’Italia). Solo il Mon 810 è davvero coltivato nella Ue, anche se soprattutto in Spagna (l’80% della superficie totale). Altri 44 prodotti Ogm sono stati autorizzati da Bruxelles per la commercializzazione, come il mais Nk 603, al centro dello studio. Sono importati e perlopiù utilizzati per alimentare il bestiame. Come ha spiegato al Nouvel Observateur Joel Spiroux, collaboratore di Séralini, «i bovini sono abbattuti troppo presto perché si possano riscontrare gli effetti negativi degli alimenti transgenici sul lungo periodo. La speranza di vita di questi animali è compresa fra i 15 e i 20 anni, ma ormai vengono abbattuti a cinque, tre anni , 18 mesi o anche in precedenza».
Intanto, intorno allo studio sta scoppiando un vero putiferio. Il Governo francese ha già chiesto a Bruxelles “misure che potrebbero portare alla sospensione d’urgenza dell’autorizzazione a importare il mais Nk 603″. I Verdi francesi, alleati dei socialisti nell’attuale Esecutivo, chiedono di andare oltre e di “sospendere tutte le importazioni di Ogm nella Ue”. La Commissione europea, per voce del commissario alla Salute John Dalli ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) di analizzare lo studio di Séralini, le cui posizioni anti-Ogm sono state spesso criticate in passato dalla comunità scientifica con l’accusa di un approccio troppo “libero” alla statistica. In ogni caso l’authority alimentare prenderà in mano i dati dello studio, con la promessa “di trarne le dovute conseguenze”.
FONTE: il fatto quotidiano.it

p.s: Per farvi un'idea di cosa sia Monsanto e di ciò di cui sono capaci, vi invito a guardare questo documentario:







mercoledì 19 settembre 2012

CHEMIOTERAPIA: PUO' AUMENTARE LA RICRESCITA DELLE CELLULE MALATE



(ANSA) - WASHINGTON, 6 AGO - La chemioterapia mirata a distruggere le cellule cancerose nei pazienti colpiti da tumore puo' avere un effetto inverso al desiderato, ossia aumentare i rischi di una 'ricrescita veloce' della neoplasia che a quel punto non risponde piu' ai trattamenti .

A fare la "completamente inattesa scoperta" e' stato un team di scienziati del Fred Hutchinson cancer center di Seattle: i ricercatori hanno osservato che la chemioterapia non solo come e' noto uccide le cellule che si dividono velocemente - ossia quelle cancerose - ma crea al tempo stesso danni nelle cellule sane,inducendo la secrezione della proteina WNT16B che 'sostiene' la crescita delle cellule tumorali.

Il meccanismo osservato in campioni di tessuto sia sano che malato prelevati da pazienti colpiti dai tumori della prostata, del seno e delle ovaie, consiste nella aumentata secrezione della proteina da parte delle cellule sane che circondano il cancro. La "WNT16B" viene quindi 'agganciata' dalle cellule tumorali che inziano a crescere nuovamente.
"L'incremento di questa proteina e' stato un risultato decisamente inatteso - ha detto l'autore della ricerca Peter Nelson - ma i nostri test mostrano che 'WNT16B', una volta secreta, interagisce con le cellule tumorali vicine causandone la crescita, l'invasione di aree circostanti e la resistenza a future terapie".
"I nostri risultati - si legge nel rapporto pubblicato su 'Nature Medicine' - illustrano come siano i danni nelle cellule sane causati dalla chemioterapia che possono contrbuire direttamente al ritorno del tumore".(ANSA)




FONTE: Ansa.it

martedì 18 settembre 2012

BAYER, MORTI DA SPERIMENTAZIONE SUI FARMACI.


Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania)

Contromozione all'assemblea degli azionisti del 27 aprile a Colonia
La BAYER continua ad aumentare il numero di pericolose sperimentazioni sui farmaci condotte nei paesi poveri. Nella sola India, negli ultimi quattro anni, ci sono state 138 morti in conseguenza di sperimentazioni di farmaci della Bayer su esseri umani. LaCoalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) ha introdotto una contromozione alla prossima assemblea degli azionisti chiedendo che gli atti del Consiglio Direttivo non vengano ratificati.
Un numero sempre maggiore di studi farmaceutici vengono condotti nei paesi in via di sviluppo. L'India è particolarmente invitante per il basso costo, la diffusa conoscenza dell'inglese, il gran numero di soggetti disponibili per i test e i controlli a maglie larghe delle autorità.
Le Compagnie occidentali hanno circa 1900 studi clinici in corso in India, che coinvolgono 150.000 soggetti e per i quali esse spendono circa mezzo miliardo di euro all'anno.
Secondo il Ministero della Sanità Indiano, sono più di 1700 i soggetti morti nei test negli ultimi quattro anni. La maggior parte di questi soggetti sono estremamente poveri e analfabeti, in molti casi la dichiarazione di consenso è firmata da terzi e pochissimi sono consci dei rischi a cui vanno incontro. I Comitati Etici, responsabili dei controlli sui test, spesso esistono solo sulla carta.
Philipp Mimkes, portavoce della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) afferma: "Gli studi farmaceutici nei paesi poveri devono essere condotti secondo gli stessi standard dell'Europa o degli Stati Uniti e le vittime devono ricevere gli stessi livelli di indennizzo. Questo è l'unico modo per scoraggiare, studi economici e pericolosi".
Al momento, la BAYER, in India, ha in corso studi commissionati sul farmaco anticancro Nexavar, sul VEGF, un farmaco per gli occhi e sul Kogenate per il trattamento dell'emofilia. Si sono conclusi da poco i test sul Levitra, per il trattamento dell'impotenza, sul controverso prodotto anti trombosi, Xarelto, sul farmaco contro il diabete, Glucobay, sulla spirale agli ormoni, Mirena e sull'agente di contrasto per i raggi X, Gadovist. La BAYER conduce esperimenti su soggetti umani anche in altri paesi con ampie popolazioni povere, come la Colombia, il Pakistan, la Moldova, le Filippine e la Cina.
Secondo il Ministero della Sanità Indiano, almeno 138 persone hanno perso la vita in studi commissionati dalla BAYER negli ultimi 4 anni. Quattro sono morte per gli effetti collaterali di Xarelto. La BAYER ha pagato ai parenti delle vittime, indennizzi di soli 5.250 dollari. In casi simili, in Europa e negli Stati Uniti, gli indennizzi possono arrivare a milioni di dollari.
Gli esperti considerano le cifre ufficiali troppo basse. Il Dr. Chandra Gulhati, della rivista Medical Specialties, che da anni sta documentando gli sviluppi del caso, sostiene: "Le cifre reali sono molto più alte, perché la maggior parte delle morti non vengono nemmeno denunciate. I parenti non sanno che i morti prendevano parte a un test. Non ci sono indagini e non viene fatta l'autopsia per stabilire le cause della morte.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania), chiede che vengano chiariti tutti gli incidenti accaduti nei test farmaceutici della BAYER. La Coalizione ha scritto a Marijn Dekkers quanto segue:
Le chiediamo di rivelare tutti i dati di seguito richiesti, riguardanti gli studi clinici condotti per il Gruppo BAYER, in India, negli ultimi cinque anni . Si prega di rendere noti i dati per ciascuno studio singolarmente:
  • Che farmaco è stato usato? In che dosaggio?
  • A chi è stata affidata la conduzione del test? Dove è stato condotto il test?
  • Quanti soggetti hanno assunto il farmaco e in che periodo di tempo?
  • Quali effetti collaterali ci sono stati e in quale percentuale? Quanti soggetti sono morti?
  • Quali indennizzi sono stati pagati ai familiari delle vittime?
  • Per quale motivo la BAYER conduce così tanti test clinici in India?
  • Quali misure precauzionali vengono adottate per evitare analoghi problemi futuri?
Malgrado il forte interesse pubblico, la BAYER non ha mai risposto alla lettera. Inoltre la Bayer contravviene alla Dichiarazione di Helsinki, nella quale, l'Associazione Medica Mondiale, pone standard vincolanti per gli studi clinici. Tra le altre cose, la Dichiarazione di Helsinki, afferma: "Nella ricerca medica, la salute del singolo soggetto del test, deve avere la priorità su qualunque altro interesse".
Il Consiglio Direttivo è responsabile di queste irregolarità e dunque i suoi atti non devono essere ratificati.



FONTE: www.acuconsumagiusto.it

INDAGINE USA, I MEDICI NON DENUNCIANO ERRORI

Per evitare complicazioni giudiziarie, negli Usa un medico su dieci (11%) decide di omettere alcune informazioni ai suoi pazienti e più della metà (55%) preferisce fornire una versione più “addolcita” della realtà. È quanto emerge da un sondaggio, svolto negli Stati Uniti, dal Mongan Institute for Health Policy fondato dal Massachusetts General Hospital di Boston e pubblicato su Health Affairs. Lo studio, in merito al timore dei camici bianchi di essere denunciati, ha fatto domande specifiche agli intervistati dalle quali è emerso che il 34% non era d'accordo sul fatto che «tutti gli errori medici sono significativi» e addirittura il 20% ha dichiarato che nel corso dell'anno precedente ha nascosto informazioni su errori medici. «In Italia la situazione è molto peggiore» commenta Luisa Regimenti, presidente del Sindacato italiano specialisti di medicina legale e delle assicurazioni (Sismla) «in questo momento i medici legali sono l'ultimo baluardo per la difesa in tribunale dei diritti dei cittadini». «La medicina difensiva» aggiunge «è diventata un atteggiamento per la classe medica impegnata a rendere inattaccabile il suo operato da denunce da parte dei pazienti, al punto che nel caso di un medico che abbia assistito a un errore nel corso di un intervento chirurgico, non mi risulta che l'abbia mai denunciato» . L'indagine ha mostrato anche che i dottori possono avere qualche problema di trasparenza anche per quel che riguarda i legami con le aziende farmaceutiche o quelle produttrici di dispositivi medici: il 35% degli intervistati non si è infatti detto d'accordo sul fatto che queste “connessioni” debbano essere sempre divulgate. La Sismla conferma la tendenza evidenziata dal sondaggio Usa secondo cui i chirurghi e i pediatri sono gli specialisti più propensi alla trasparenza, mentre cardiologi e psichiatri tendono a omettere informazioni o a addolcire le prognosi. «Il motivo è semplice» afferma Regimenti .  «I chirurghi sono ormai attrezzati con le assicurazioni e poi i loro errori o le manchevolezze sono in genere visibili, eclatanti, mentre quelle di cardiologi e psichiatri sono più silenti e può passare del tempo dal momento in cui vengono commesse a quando si manifestano le conseguenze».

FONTE: www.doctor33.it

mercoledì 30 novembre 2011

IL NUOVO BUSINESS E' DARE MEDICINE AI SANI. E LE CASE FARMACEUTICHE FANNO AFFARI D'ORO.

E' il marketing del disease mongering: non serve vendere più medicine ai soliti malati, ma basta sensibilizzare la gente a nuovi consumi nel nome di una presunta attenzione alla salute. La vicenda rivelata da un'inchiesta di "E", il mensile di Emergency


Il settore del farmaco scoppia di salute, e il mensile E, edito da Emergency, mette in fila i numeri per scoprire quanto vale “Il business dei sani”, come titola la copertina del numero in edicola. Un business da primato, che nemmeno la crisi planetaria ha scalfito. “Il giro d’affari delle aziende farmaceutiche nel mondo ha superato nel 2010 i 610 miliardi di euro, fatturato a cui quelle italiane contribuiscono con una quota di circa 25 miliardi – spiega l’inchiesta di Roberta Villa -. La spesa media pro capite di ogni italiano per le medicine è di oltre 300 euro l’anno, ma non è tutto qui, perché il settore dei farmaci concorre per meno del 15 per cento all’intero comparto economico che ruota attorno alla salute. E questo mercato del benessere, dai confini sempre più sfumati, rappresenta ormai il 10 per cento dei consumi in Europa e il 15 per cento negli Stati Uniti“.

Peccato per le conseguenze collaterali, che hanno nomi difficilotti ma spiegazioni assai semplici. Il “disease mongering” non è un morbo contagioso, ma la prassi di marketing che negli ultimi anni ha consentito al comparto di far volare utili e nuovi brand: come spiega Gianfranco Domenighetti, docente di Comunicazione ed economia sanitaria presso l’Università della Svizzera italiana, l’importante non è riuscire a vendere più medicine ai soliti malati, ma sensibilizzare la gente a nuovi consumi nel nome di una presunta attenzione alla salute.


Come? Semplice, basta “gonfiare l’importanza di una malattia o, se occorre, inventarsela di sana pianta” dice Domenighetti invitando l’utente medio a meditare sull’utilità di screening massivi e campagne di prevenzione sempre più frequenti. Perché, a dire il vero, le malattie restano più o meno le stesse e “solo il 2, 4 per cento dei farmaci immessi sul mercato dal 1981 al 2008 rappresenta un vero importante progresso terapeutico, mentre l’80 per cento non sono che copie dell’esistente, a eccezione del prezzo, che di regola è triplicato” chiosa l’economista svizzero.


Ma davvero l’industria riesce a condizionare la domanda di farmaci fino al punto di danneggiare il reale interesse del consumatore/paziente? Risponde Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano: “Questa idea di curare i sani è solo l’ultimo atto di una strategia che inizialmente è partita allargando artificialmente la platea dei malati. Non è un caso che i valori-soglia considerati un tempo normali per la glicemia, il colesterolo o la pressione arteriosa siano stati progressivamente abbassati: per ognuno di questi aggiustamenti, è cresciuto a dismisura il numero di persone cui prescrivere medicinali”. E se la prossima volta che leggerete sul giornale un mega inserto sulla salute dove si parla di doloretti alla schiena, tenete a mente questa battuta rapida ma efficace: “La fibromialgia, per esempio, è una ‘nuova’ malattia che sembra fatta apposta allo scopo di vendere analgesici”. Parola di Garattini.


Oltretutto, c’è da ragionare sulla relatività del concetto salute e sulla forza dei modelli culturali capaci di espandersi a suon di investimenti miliardari. Gli Stati Uniti, si sa, sono la patria dell’extra large e anche in ambito farmaceutico stanno facendo scuola alla vecchia Europa. Negli Usa una persona su quattro prende ogni giorno la pillola per tenere a bada la pressione e i medicinali contro gli stati ansiosi sono ormai alla portata dei bambini di quattro anni. Donne isteriche? Uomini disoccupati? Adolescenti inquieti? Tutti in fila per la terapia, magari venduta via internet con sconti favolosi, giusto per invogliare il cliente. In Italia, storicamente, la classe medica ha posto un freno all’invadenza del business, ma i tempi magri e l’inesorabile tendenza al supporto fast – meglio buttar giù un antidolorifico al volo piuttosto che impegnare tempo e denaro in cure tradizionali cui la sanità pubblica non può più far fronte – fanno pensare a un futuro ancor più florido per i commercianti del benessere. “Per questo abbiamo deciso di occuparcene – spiegaMaso Notarianni, vicedirettore di E -. Noi siamo la testata di Emergency, e tutti si aspettano notizie sulle attività nei vari luoghi del mondo dove opera l’organizzazione. In realtà il mondo è un affare complicato, dove tutto si correla. I soldi, la ricchezza, la democrazia, i diritti umani. Anche inItalia, nella sanità privata o in quella pubblica, c’è chi pensa solo al profitto. Secondo noi la salute è un’altra cosa, il rispetto per l’essere umano è la priorità: in un ospedale sperduto tra la guerra o nella clinica degli orrori a Milano cambia poco”.


Fonte: Il fatto quotidiano