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martedì 22 gennaio 2013

RITIRATO DAL MERCATO FARMACO CONTRO IL COLESTEROLO









La multinazionale farmaceutica Merck sta ritirando dal mercato Trepadaptive, farmaco per alzare i livelli di colesterolo 'buono' nel sangue ma che un grande studio ha dimostrato non essere efficace nella prevenzione dei problemi cardiaci.
Nel test, condotto su più di 25mila persone in Europa e in Cina, Tredaptive non si è mostrato più efficace delle statine tradizionali nella prevenzione dei problemi cardiaci, e ha mostrato un'incidenza più alta degli effetti collaterali.

Il medicinale è in vendita in 40 paesi tra cui quelli dell'Unione europea. 
Merck ritirerà gli stock ancora in possesso dei grossisti, mentre le farmacie continueranno a vendere le rimanenze. 
L'azienda spiega in un comunicato che sconsiglierà ai medici di prescrivere ancora il Tredaptive ma raccomanda ai pazienti di non smettere di prenderlo prima di aver parlato con lo specialista.

FONTE: Informasalus



martedì 15 gennaio 2013

SALUTE, CAMBIA LA "BIBBIA" DI PSICHIATRIA: IL DOLORE DA LUTTO TRA I SINTOMI


Cambia il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Molte più persone potrebbero essere considerate "malate" e vedersi somministrare psicofarmaci. Anche le dimenticanze tipiche dell'età e mangiare in modo eccessivo potranno essere considerati tra i sintomi





Nel 2013 ci sarà un’esplosione di malattie mentali. E questo non perché stiamo tutti impazzendo, in un mondo sempre più difficile da gestire. Il motivo è un altro: il Dsm (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), cioè il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la bibbia degli psichiatri di tutto il mondo dal 1952, è stato modificato abbassando la soglia della malattia. Il che significa che molte più persone potrebbero essere considerate ‘malate’ e vedersi somministrare psicofarmaci: scatti d’ira, il dolore da lutto, le dimenticanze tipiche dell’età e mangiare in modo eccessivo potranno infatti essere considerati più facilmente sintomi o malattie mentali.
La revisione completa del Dms, la V, sarà pubblicata a maggio, ma già nelle scorse settimane l’Associazione americana degli psichiatri ha annunciato i principali cambiamenti, che hanno scatenato una ridda di critiche da diversi specialisti. Come Allen Frances, professore emerito di psichiatria alla Duke University e direttore della task force di psichiatri che ha operato la precedente revisione del Dsm, che parla “del peggior momento dei suoi 45 anni di carriera, e di un’operazione ambiziosa combinata ad un’esecuzione disorganizzata che ha portato a molte proposte rischiose”.
Ed effettivamente alcune lo sembrano. Il dolore da lutto ad esempio diventa un disturbo depressivo, gli scatti d’ira e gli scoppi di collera (alternati a stati d’animo negativi) tre o più volte a settimana in un anno, in bambini e adolescenti, diventano sintomi della “disregolazione del temperamento con disforia”, mentre i deficit di memoria, tipici dell’età avanzata, rientreranno nel disturbo neurocognitivo minore, ponendo le condizioni per un incremento di persone ritenute erroneamente a rischio di demenza e Alzheimer. Entra poi a far parte dei disturbi del comportamento alimentare quello da alimentazione incontrollata o “binge eating disorder”: stramangiare quindi 12 volte in 3 mesi non sarà più una manifestazione di golosità, ma un problema psichiatrico. Altre proposte non sono invece passate, come quella di considerare lo stupro e la goffaggine disturbi mentali.
“C’è un conflitto intellettuale, non finanziario – ha scritto Allen sul suo blog su www.psychologytoday.com – negli specialisti, che tendono a espandere le proprie aree di ricerca, e ad ignorare le distorsioni che possono verificarsi nell’applicare il Dms V nella pratica clinica reale. Le nuove diagnosi in psichiatria sono più pericolose di nuovi farmaci, perché da queste dipende la somministrazione o meno di farmaci a milioni di persone dai medici di base dopo una breve visita”. E l’impatto sarà molto vasto, visto che il Dsm é il sistema di classificazione accettato dagli psichiatri di tutto il mondo, e dalla maggior parte dei sistemi sanitari per le diagnosi (in alternativa all’International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death) dell’Organizzazione mondiale della sanità.
“Pur ritenendo le revisioni un processo positivo, perché sono un’occasione di aggiornamento – spiega Eugenia Aguglia, presidente uscente della Società italiana di psichiatria – e di avanzamento rispetto alla realtà clinica, non mancano delle perplessità in questo caso. Alcune estensioni di sintomi o patologie sono un po’ pericolose, perché possono portare a delle generalizzazioni eccessive. D’altro canto è vero anche che il Dsm risponde ad una codifica della realtà sociale tipica degli Stati Uniti, diversa dalla nostra, dove si vuole cogliere l’inizio di un problema prima che sfugga di mano”. 
Tuttavia, rileva Andrea Fagiolini, direttore del dipartimento interaziendale di Salute mentale dell’università di Siena “va detto che alcune patologie gravi, come ad esempio la schizofrenia, spesso affondano le radici in sintomi attenuati in età precoce. Quindi una diagnosi precoce può essere utile”. A fare la differenza sarà quindi come gli psichiatri applicheranno la nuova classificazione. “Come è successo con le precedenti revisioni – conclude Aguglia – dopo una prima fase di attesa e di applicazione, si arriverà al confronto tra la vecchia e nuova versione, per vedere se le modifiche apportate rispondano alla realtà o non portino troppe criticità, e si decidere se tenerle o meno”.
FONTE: ilfattoquotidiano.it


venerdì 21 dicembre 2012

FRANCIA, DENUNCIA BAYER: COLPITA DA ICTUS PER USO PILOLA ULTIMA GENERAZIONE.


La malattia colpisce Marion Larat a 18 anni lasciandola disabile al 65%. La causa viene individuata nell'uso di "Meliane", anticoncezionale dalla casa farmaceutica tedesca che ne rivendica una "maggiore efficacia". Ma altri pareri ne sottolineano i "gravi rischi di trombosi"





Marion Larat ha 25 anni. Ne aveva appena 18, quando, studentessa brillante e ragazza estroversa, fu colpita da un ictus. Dopo tre giorni di coma e nove operazioni nell’ospedale di Bordeaux, la sua città, Marion si è salvata. Ma non è più quella di prima. Soffre di emiplesia, afasia ed epilessia. Ha problemi nell’espressione orale e a livello motorio: è stata riconosciutadisabile al 65%. Come è potuto accadere? Dopo una serie di valutazioni e inchieste da parte della famiglia , sostenuta da alcuni medici, è stata trovata una risposta, un’ipotesi possibile: la causa sarebbe una pillola anticoncezionale di terza generazione che la giovane prendeva al momento del dramma. E’ la “Meliane”, prodotta dalla Bayer. E il 14 dicembre, proprio contro il colosso farmaceutico tedesco, Marion ha deciso di sporgere denuncia.
E’ il primo caso in Francia. E sembra che a ruota altri ne seguiranno. In realtà negli Stati Unitipiù di 13.500 ricorsi sono già stati presentati davanti alla giustizia contro la Yaz, altra pillola, stavolta di quarta generazione, ma sempre prodotta dalla Bayer. Procedimenti simili sono in corsoin Canada e Australia, ma anche in Svizzera e Germania. Ma è in Francia che la polemica sta diventando rovente negli ultimi mesi, tanto che, in settembre, Marisol Touraine, ministro della Sanità, aveva annunciato che lo Stato non avrebbe più rimborsato, come invece succede attualmente, l’utilizzo di queste pillole innovative, di terza e quarta generazione, a partire dal 30 settembre 2013. Nel frattempo la Haute autorité de santé (Has), autority pubblica indipendente della salute, ha rilevato in un rapporto che «il servizio medico reso da questi contraccettivi è insufficiente e si rileva un rischio di trombosi venose doppia rispetto alle pillole di seconda generazione».
Il tema è complesso. Bayer e gli altri produttori rivendicano una maggiore efficacia di queste pillole di 3° e 4° generazione, soprattutto per la limitazione dell’acne e dei dolori durante il ciclo mestruale. Per questo hanno riscosso un certo successo da parte delle donne: si stima che attualmente sarebbero tra un milione e mezzo e due milioni le francesi a farvi ricorso. Da parte dell’Has, lo abbiamo visto, si sottolineano i rischi di questi contraccettivi. Ma al tempo stessoBernard Delorme, responsabile dell’informazione dell’Ansm, l’Agenzia nazionale di sicurezza dei medicinali, altro organismo pubblico, ha sottolineato al quotidiano Le Figaro che «in valore assoluto i rischi restano relativamente deboli: inferiori, ad esempio, ai rischi di trombosi dovuti a una gravidanza. Sulla base degli ultimi studi condotti, possiamo stimare in Francia fra i dieci e i trenta i decessi dovuti ogni anno al ricorso a questo tipo di pillole».
Il problema è anche e soprattutto di informazione sui rischi, soprattutto alle persone che vi sono più esposte. Ritorniamo, appunto, al caso di Marion Larat. 
Dopo l’ictus, alcune analisi hanno rivelato che la giovane donna è affetta da un’anomalia genetica: è portatrice del fattore V di Leiden, una variante della proteina fattore V umana, che aumenterebbe il rischio di trombosi venosa. Nessuno però l’aveva messa in guardia sui rischi della pillola “Meliane” al momento di prescriverla, né è stata sottoposta ai controlli sui fattori di coagulazione. Fra l’altro nel 2006, quando si è consumato il suo dramma, i rischi di trombosi venosa di quella pillola di terza generazione non figuravano neppure sul foglietto illustrativo dell’anticoncezionale: avvertenza che è stata introdotta solo in seguito. Intanto anche Pierre Markarian, padre di Théodora, morta a 17 anni alla fine del 2007, si appresterebbe a fare causa contro la Bayer, giudicata responsabile del decesso della figlia. Poche settimane prima della sua scomparsa, Théodora stava già male. Ai genitori non aveva detto che aveva iniziato a prendere la pillola. Era andata in ospedale e aveva fatto delle analisi del sangue. Il padre le ha recuperate. Ed è venuto fuori che pure Théodora era affetta dalla sindrome di Leiden.
Per Jean-Christophe, avvocato difensore di Marion Larat, bisogna «sensibilizzare la popolazione ai pericoli di questo tipo di anticoncezionali». Perché – si chiede – le pillole di terza e quarta generazione, che sono più costose, più pericolose e non sono più efficaci delle precedenti restano ancora sul mercato?». I futuri processi in Francia cercheranno di trovare una risposta anche a questa domanda.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

domenica 9 dicembre 2012

TUTTI I GUAI DELLA CASA FARMACEUTICA MERCK: NON C' E' SOLO IL VIOXX






Dopo anni, l' affare Vioxx, l' antinfiammatorio ritirato dal mercato nel 2004 a causa delle sue gravi controindicazioni cardiache (responsabili di circa 27mila morti), continua a pendere sul capo del colosso farmaceutico americano Merck&Co. Trascinandone giù, oltre all' immagine, anche i profitti: a causa dei 4,85 miliardi di dollari di oneri legati al contenzioso, infatti, la casa farmaceutica ha chiuso il quarto trimestre del 2007 con una perdita di 1,6 miliardi di dollari. 
Al netto dei costi legali, la performance di Merck sarebbe stata positiva, segnando per l' anno appena concluso una crescita dei ricavi del 3% e dei profitti per 80 centesimi per azione, al di sopra delle aspettative. Ma gli strascichi del caso Vioxx, una delle più grandi tragedie della storia della farmacologia, non accennano a scomparire. L' azienda è stata infatti da poco messa sotto indagine federale dalla Grand Jury degli Stati Uniti, per determinare se abbia commercializzato il farmaco oltre gli scopi approvati dalla Food and Drug Association, l' ente statunitense responsabile, fra le altre cose, della verifica dei requisiti di sicurezza dei prodotti farmaceutici. 
Proprio quest' ultimo aveva dato l' ok, nel 1999, alla commercializzazione su suolo americano del Vioxx. Il farmaco è un antiinfiammatorio non steroideo, usato principalmente come antidolorifico nei casi di dolori cronici scatenati da osteoartriti, dismenorrea o emicranie. Dalla sua immissione sul mercato nel maggio del 1999, fino al ritiro nel settembre del 2004, sono stati più di 80 milioni i pazienti cui è stato prescritto il farmaco. Per la Merck&Co, settima nella classifica mondiale dei colossi della farmaceutica, si trattò di un vero e proprio colpo di mercato, capace di fruttare circa 2,5 miliardi di dollari di entrate all' anno, per un totale di 12,5 miliardi. Ma dopo il successo commerciale è arrivata la catastrofe. Degli studi successivi sull' efficacia dimostrarono che l' uso prolungato del farmaco causava un alto incremento del rischio di infarto e di ischemie. Le controindicazioni, gravissime e non notificate alla FDA al tempo dell' approvazione, divennero sempre più evidenti durante il periodo di diffusione del farmaco. Tanto da portare la Merck, nel settembre 2004, cinque anni dopo la commercializzazione, al ritiro volontario del farmaco dal mercato e alle dimissioni, l' anno seguente, dello storico ceo Raymond Gilmartin. Ma non c' è solo il Vioxx a turbare i sonni dei capi della Merck. Si stanno aprendo controversie per il Vytorin, un farmaco anticolesterolo sviluppato insieme con la ScheringPlough. Il prestigioso American College of Cardiology, infatti, non ha ritenuto accurati gli studi sul prodotto, presentati dalle due case farmaceutiche. Secondo delle ricerche indipendenti, infatti, il Vytorin, pubblicizzato dalla Merck come riduttore del colesterolo "cattivo" e ricostituente di quello "buono", non sarebbe più efficace delle statine, i farmaci anticolesterolo di origine alimentare utilizzate fino ad adesso. . Un duro colpo per la Merck and Co, anche se, ovviamente, come si sono affrettati a puntualizzare i vertici dell' azienda, non si tratta di un altro Vioxx: per ora non è morto nessuno. Ma con un' indagine federale sulle spalle, questo nuovo passo falso di certo non giova. A rischio, soprattutto, la fiducia di consumatori e medici curanti. Che ormai iniziano a identificare il colosso farmaceutico - anche quando non ci sono gli estremi con rischi legati alla salute. E che hanno bocciato il Vytorin prima ancora dell' American College of Cardiology: da settimane, ormai, le prescrizioni del farmaco, sul cui successo la Merck basava parte delle sue stime di crescita, sono in caduta libera. Ancora: bufere in vista per il Fosamax (un prodotto antiosteoporosi accusato nientemeno che di provocare delle fratture) e ora anche per il Gardasil, un vaccino contro il tumore alla cervice. Ma nulla è paragonabile, almeno per ora, alla bufera giudiziaria scatenata per il Vioxx. Sono 27mila le azioni legali, di cui 190 collettive, solo negli Stati Uniti. 
Nel novembre del 2007, la Merck ha accettato di pagare 4,85 miliardi di dollari per chiudere tutte le cause legali intentate dalle vittime del farmaco. 
L' accordo, raggiunto dalla Merck&Co dopo decine di riunioni con i team degli avvocati che rappresentano le vittime, avvenute in otto stati diversi, contiene una clausola importante: i pagamenti scatteranno solo se l' 85 per cento di coloro che hanno fatto causa accetterà di rinunciare ad ulteriori azioni legali. Per la Merck si tratta di un accordo vantaggioso, o almeno considerato tale dagli specialisti del settore, che stimavano cause per 50 miliardi di dollari contro il colosso, che invece è stato in grado di risolvere ha risolto il contenzioso con meno di un decimo della somma stimata e meno della metà delle entrate ricavate dalla vendita del farmaco. 
Ma proprio a causa della "soglia di accettazione" prevista dalla clausola, l' accordo rischia di non diventare mai operativo. La notizia dell' indagine iniziata da parte delle autorità federali degli Stati Uniti, infatti, come "effetto collaterale" potrebbe convincere chi ha mosso causa alla Merck&Co a non accettare il risarcimento proposto.

FONTE: Repubblica.it


mercoledì 5 dicembre 2012

TROPPE DIAGNOSI E ABUSO DI FARMACI. SIAMO TUTTI MALATI DI MENTE?



Siamo tutti matti? La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders - DSM), che uscirà nel 2013, introduce 550 nuove sintomatologie. Anche la tristezza e l'astinenza da caffè potrebbero così essere classificate come malattie. Persino un dolore da lutto potrebbe presto essere diagnosticato come depressione.

"Con l’introduzione di nuove ‘sindromi’ nella prossima edizione del Dsm, quasi tutta la popolazione potrebbe essere diagnosticata di malattia psichica". 

A sostenerlo è lo psichiatra americano Allen Frances, già capo della Commissione che ha redatto la quarta edizione del manuale dei disturbi mentali, intervenuto durante il forum su 'Pharmageddon' (neologismo che sta a indicare i due problemi dell'iperprescrizione di farmaci e dell'utilizzo inutile di sostanze medicinali, per stati patologici o parafisiologici che non richiedono alcun intervento medico) che si è tenuto nella comunità di San Patrignano durante la quarta edizione del WeFree day.

Come ha spiegato Frances, "già oggi, ogni anno, il 25% della popolazione statunitense, circa 45 milioni di persone, si vede diagnosticare un disordine mentale, eventualità che accade alla metà della popolazione entro l’età di 82 anni". "Nel Dsm-IV - prosegue lo psichiatria - abbiamo cercato di essere più cauti possibile ma non abbiamo comunque evitato l’aumento delle patologie classificate a 357 e la conseguente tendenza per la quale le diagnosi di disordini bipolari sono aumentate del 40% rispetto a quanto avveniva con il Dsm-III, quelle di autismo sono cresciute del 25%, quelle di Adhd, la sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono raddoppiati". 

"Un sistema diagnostico è importante per stabilire i confini tra malattia e normalità e determinare chi ha effettivamente necessità di farmaci", ha affermato Frances, "il problema è che negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria inflazione diagnostica, la cui responsabilità ricade su medici e case farmaceutiche".

"Ormai i produttori di droghe legali - denuncia lo psichiatra - sono più responsabili delle dipendenze dei produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del Dsm ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico. Non si rendono conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi, e non sempre competenti, con la pressione pubblicitaria delle industrie farmaceutiche, possono indurre gravi abusi.

Gli antipsicotici negli Stati Uniti sono i farmaci più venduti, con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno, il 5% del totale. Le nostre attuali conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci".

I rischi di questa tendenza sono molto gravi.  Vengono infatti sottovalutati gli effetti collaterali delle prescrizioni di psicofarmaci. "Dall’aumento dell’obesità nella popolazione giovanile già ad alto rischio di sovrappeso (un aumento anche di un chilo a settimana), alla dipendenza. Ben trecento militari americani sono morti per avere assunto farmaci loro prescritti. Per questo è importante che i medici non eseguano le diagnosi troppo in fretta e che valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche".


FONTE: Informasalus.it

lunedì 26 novembre 2012

AULIN TOSSICO: RITIRATO DAL COMMERCIO EUROPEO TRANNE IN ITALIA













Aulin - 16 fra i Paesi dell’Europa lo hanno ritirato dal commercio da anni. 

Si tratta dell’Aulin, uno dei più diffusi analgesici che alleviano piccoli dolori come il mal di testa. Questo farmaco però è tossico: il principio attivo su cui si basa, il Nimesulide, devasta il fegato di chi lo assume, causando anche la morte.
Irlanda - I primi ad accorgersi della tossicità dell’Aulin, nel 2002, sono stati Spagna, Finlandia ed Irlanda che lo hanno immediatamente ritirato dal mercato. 
L’Irlanda ha reagito dopo aver appurato che 7 pazienti in cura con l’Aulin erano stati costretti al trapianto di fegato a causa della tossicità epatica del farmaco. Nel Paese dal 1995, anni di ingresso dell’Aulin in Irlanda, si sono registrate ben 53 segnalazioni.
 Italia - L’Italia però non ha preso in considerazione questo problema. 
Nel nostro Paese l’Aulin è consumato per il 60% rispetto alla produzione mondiale. Si parla di mazzette, intascate per evitare controlli sul prodotto, e di funzionari dell’Aifa finiti in manette per aver messo in atto un sistema illecito di disinformazione ai danni della salute dei cittadini.
 FONTE: newnotizie.it



"NASCOSTI I RISCHI DEL FARMACO KILLER" E' BUFERA SULLA CURA ANTI- OSTEOPOROSI



Secondo la Ue il Proteos può avere effetti mortali in caso di allergie. 

In Italia è usato da 100mila donne. 

Al centro del caso l'azienda Servier, già accusata per un altro medicinale




EFFETTI collaterali scoperti durante le sperimentazioni e nascosti per poter mettere in commercio senza ritardi e problemi un medicinale. 
L'azienda farmaceutica francese Servier è finita sotto attacco nel suo paese per un dossier dell'Emea, l'agenzia europea del farmaco, in cui viene accusata di aver "nascosto alle autorità alcuni casi di effetti secondari gravi", che secondo le accuse se conosciuti potevano mettere in discussione la commercializzazione del Protelos. 

Si tratta di un farmaco che viene commercializzato anche in Italia e serve per la cura dell'osteoporosi, i medici lo prescrivono per prevenire fratture all'anca e alla colonna vertebrale. Il principio attivo alla base del Protelos è il ranelato di stronzio, presente anche in un prodotto con marchio diverso venduto in farmacia, l'Osseor. Nel nostro paese ogni anno sono vendute 625mila confezioni del primo e 739mila del secondo. Si stima che lo usino almeno 100mila donne. 
Già nel 2007, sempre l'Emea aveva fatto un approfondimento sulle reazioni avverse al ranelato di stronzio, visto che dalla messa in commercio del 2004 si erano registrati casi di sindrome di Dress, una grave forma di rush cutaneo di origine allergica. "I rischi legati a questo prodotto si conosceva ma una cosa sono gli effetti collaterali, un'altra è se ci si è resi conto dell'esistenza di problemi prima lancio e si sono taciuti. Sarebbe un fatto molto grave, che deve finire davanti a un tribunale. 
Nascondere danni durante la sperimentazione per commercializzare senza problemi un medicinale è una pratica che purtroppo ha precedenti. 
È successa la stessa cosa per certi antinfiammatori non steroidei". 
A parlare è Salvatore Minisola, ordinario di Medicina interna alla Sapienza e presidente della Siommms, la Società italiana dell'osteoporosi. 
È anche grazie a un'inchiesta del quotidiano Liberation se in Francia sta venendo alla luce una nuova scorrettezza commessa dalla Servier, che si difende smentendo le accuse e sostenendo che è tutto in regola. La casa farmaceutica però ha un precedente pesantissimo: è finita nel ciclone per un altro medicinale, il Mediator, un antifame che avrebbe causato tra 500 e 2mila morti ed è stato ritirato dal mercato nel 2009. Proprio in questi giorni in Francia due associazioni delle vittime hanno annunciato che sono pronte a presentare richieste danni all'azienda.  Protelos e Osseor non sono i farmaci più utilizzati nel nostro paese contro l'osteoporosi. "Vengono prescritti maggiormente i bisfosfonati", spiega sempre Minisola. Secondo uno studio dell'Emea il ranelato di stronzio in tre anni di commercio, tra il 2004 e il 2007, ha provocato 16 gravi casi di sindrome di Dress, di cui 2 hanno portato alla morte. L'Agenzia europea arrivò alla conclusione che "medici e pazienti devono essere avvertiti del rischio". Fu avviata una procedura d'urgenza per introdurre l'avvertenza.


Fonte: repubblica.it



giovedì 18 ottobre 2012

REGALI IN CAMBIO DI PRESCRIZIONI DI ORMONI AI BAMBINI, 67 MEDICI INDAGATI


I camici bianchi sono accusati di aver ricevuto da 12 informatori scientifici della Sandoz somme di denaro, viaggi all’estero e oggetti di valore per equivalenti 500mila euro. Il prossimo passo è verificare se le prescrizioni hanno recato danno alla salute dei piccoli pazienti.




Regali in cambio di prescrizione di farmaci, nello specifico ormoni per la crescita destinati ai bimbi. Questo l’intreccio tra una azienda farmaceutica, la Sandoz, e 67 medici specialisti – soprattutto endocrinologi e nefrologi di strutture pubbliche e private – sparsi in tutta Italia, che sono finiti nella rete nei Nas. Circa 300 carabinieri del Nucleo operativo a tutela della salute e dei Comandi provinciali di 15 regioni stanno eseguendo in queste ore 77 perquisizioni a carico dei 67 medici indagati. 
I camici bianchi sono accusati di aver ricevuto, attraverso una organizzazione di informatori scientifici (12 persone) di una azienda farmaceutica somme di denaro, viaggi all’estero e oggetti di valore. L’indagine, condotta dal Nas di Bologna, è partita circa 2 anni fa ed è coordinata dalle Procure di Rimini e Busto Arsizio (Varese). Gli specialisti avrebbero intascato l’equivalente di circa 500mila euro per migliaia di prescrizione contestate. I reati ipotizzati sono quelli di truffa al Servizio sanitario nazionale, comparaggio, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e falso.
L’indagine ha portato alla scoperta dell’esistenza di una “collaudata organizzazione” che per incrementare le vendite di alcune tipologie di farmaci destinati ai bambini per curare i disturbi della crescita, dava o comunque prometteva somme di denaro, viaggi di piacere all’estero, oggetti di valore ed altro, a medici di strutture ospedaliere pubbliche e private, giustificandole con falsa documentazione, che indicava come il denaro fosse frutto di attività di consulenza, un contributo a congressi e seminari, o a viaggi per partecipare a meeting e seminari. 
“Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima indagine di questo tipo – ha ammesso nel corso di una conferenza stampa il colonnello Antonio Diomeda, vicecomandante dei Nas – ma lo scenario che ne emerge stavolta è particolarmente allarmante. E’ un rapporto delittuoso e perverso quello che si era stabilito tra gli informatori scientifici e i medici, teso a favorire il consumo di alcunifarmaci biosimilari in cambio di somme di denaro (poi fatte passare per compensi di consulenze e studi, elargizioni ad associazioni onlus, rimborsi spese di congressi e convention, ndr), di viaggi in Italia e all’estero per i medici e i loro familiari e di oggetti quali gioielli e personal computer“.
Gli informatori scientifici sollecitavano i medici indagati ad aumentare le prescrizioni con l’inserimento in terapia di nuovi piccoli pazienti a cui venivano somministrati due tipi di farmaciinnovativi a base di ormoni. I professionisti coinvolti sono specialisti in nefrologia, endocrinologia e pediatria e in alcune circostanze non esitavano a chiedere somme superiori con i dirigenti dell’industria che si premuravano di incontrarli personalmente. Il prossimo passo per i Nas, ha spiegato il tenente colonnello Giovanni Capasso, “è quello di verificare se queste prescrizioni hanno in qualche modo recato danno alla salute dei bambini”.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

martedì 9 ottobre 2012

TALIDOMIDE, LE SCUSE DOPO 50 ANNI DI SILENZIO


Negli anni '60 causò malformazioni in 10mila bambini. 

Ora l'azienda: «Perdono, fu uno shock anche per noi»




Dopo decenni di silenzio, la compagnia farmaceutica tedesca che produceva il Talidomide, un sedativo per le donne incinte in vendita alla fine degli anni '50 che ha provocato malformazioni in 10mila bambini in tutto il mondo, ha presentato le sue scuse alle vittime.
MONUMENTO - «Vi preghiamo di perdonarci per i 50 anni in cui non vi abbiamo mai parlato a un livello umano, ed invece siamo rimasti in silenzio», ha detto Harald Stock, Ceo dalla Gruenenthal, durante la cerimonia di inaugurazione di un monumento per le vittime del farmaco a Stolberg (Germania) dove ha sede l'azienda. Le scuse Stock le ha chieste anche per il silenzio mantenuto dall'azienda in tutti questi anni. «Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio - ha detto - un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi»
RISARCIMENTI - Negli anni settanta la compagnia ha pagato risarcimenti finanziari ai bambini nati tra il 1957 e l'inizio degli anni '60 - il farmaco fu ritirato nel 1961 - con gravissime malformazioni dopo che le loro madri avevano assunto il farmaco. Ma i vertici della casa farmaceutica non erano mai andati oltre la vaga espressione di un dispiacere per la «tragedia». Stock ha definito deplorevole il fatto che la Gruenenthal non abbia in tutti questi anni chiesto scusa alle vittime. Un ravvedimento tardivo? Secondo le fondazioni che si occupano delle vittime le scuse sono puramente strumentali e sono state presentate soprattutto perché alcuni pazienti australiani si sono rivolti in tribunale per ottenere un indennizzo. Una di questi, Lynette Rowe, racconta l'Indipendent, nata 50 anni fa senza braccia e senza gambe perché la madre assunse talidomide in gravidanza, ha ottenuto un risarcimento multimilionario ed è alla guida delle class action per i cittadini australiani e neozelandesi nati fra il 1958 e il 1970 con difetti congeniti legati all'assunzione del sedativo.
RISPOSTA - Le scuse sono «insufficienti» e «piene di inganni», la risposta delle associazioni britanniche, australiane e svedesi a sostegno delle vittime di Talidomide. Martin Johnson, direttore dell'associazione delle vittime del Talidomide in Gran Bretagna, ha dichiarato alla Bbc che nonostante la positiva ammissione di responsabilità la Gruenenthal perpetua il mito secondo cui i danni provocati dal farmaco fossero in realtà imprevedibili. «Per noi svedesi le scuse servono a ben poco» ha dichiarato Bjorn Hakansson, presidente della svedese Societá Talidomide che ha spiegato: «Oggi 99 vittime svedesi del farmaco sono ancora vive e non hanno mai ricevuto niente dalla Gruenenthal».
DRAMMA - Il farmaco venne venduto tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 alle donne incinte per calmare il malessere e la nausea mattutina causate dalla gravidanza. Fu un dramma di portata mondiale: Talidomide fu commercializzato in quasi 50 Paesi prima di essere ritirato dal mercato nel 1961.
FARMACOVIGILANZA - Scuse accettate dall'associazione che riunisce le vittime del Talidomide in Italia. Non senza polemica. «Le scuse sono sempre importanti anche se a 50 anni di distanza - afferma Vincenzo Tomasso, presidente dell'Associazione Thalidomidici Italiani - ma siamo rammaricati del fatto che nè noi nè le altre associazioni internazionali di vittime siamo stati invitati alla cerimonia di inaugurazione del memoriale durante la quale sono state pronunciate le scuse. Inoltre le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Grunenthal. Sarebbe bello se alle parole corrispondesse anche qualche fatto concreto». In Italia, spiega Tomasso, le vittime ancora in vita del farmaco sono circa 300: «In tutto saranno state circa 6-700 - sottolinea - ma molti sono morti proprio a causa del Talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse». La vicenda della Talidomide ha avuto almeno un risvolto positivo: «È stato grazie all'azione di noi vittime - spiega Tomasso - che è stata inventata la farmacovigilanza e sono stati istituiti test rigorosi sui farmaci prima della messa in commercio».

FONTE: corriere.it

giovedì 20 settembre 2012

FARMACI. STUDIO FEDERANZIANI: 40.000 MORTI L'ANNO PER REAZIONI AVVERSE.


La denuncia arriva direttamente dal centro studi di Federanziani, Sic Sanità in cifre, che ha compiuto un'indagine in materia, passando al setaccio 95 studi pubblicati negli Usa che comparati dagli studiosi con i dati italiani hanno evidenziato come in Italia sarebbero circa 40.000 morti l’anno, 1.752.000 le giornate di degenza legate alle reazioni avverse ai farmaci con un costo in più per la collettività nell’ordine dei 10 miliardi di euro. Ma per l’Aifa lo studio è metodologicamente sbagliato.



05 LUG - I ricercatori di Sanità in cifre si legge sul sito del centro studi di Federanziani “hanno comparato i numeri americani sia demografici che economici con la popolazione e i costi sanitari italiani, facendo emergere un quadro spaventoso. In Italia sarebbero circa 40.000 morti l’anno, 1.752.000 le giornate di degenza legate alle reazioni avverse ai farmaci, 3,4 mln le visite in pronto soccorso, con stratosferico numero di accessi di 23.000.000 di prestazioni medico-sanitarie non necessarie, e come ciliegina sulla torta 630.000 giorni di prolungamento del tempo di degenza che potevano essere evitati, che portano, sempre secondo il rapporto demografia e costi tra Italia e America, ad una stima di 10 miliardi di euro di costo in più alla collettività.
Questi i dati relativi all’Italia, Paese in cui non è mai stato realizzato alcuno studio approfondito in materia. Il lavoro del centro studi Sic, frutto di una elaborazione dei numeri relativi al fenomeno negli Stati Uniti comparata con i dati demografici del nostro Paese, porta a dati che, se confermati da una futuro ed auspicabile ricerca da eseguire da commissioni e uffici competenti, non potranno che avere, secondo gli esperti di Federanziani, un indice di scostamento più/meno del 20% rispetto a quello americano.
Ciò che più preoccupa il centro studi di Federanziani è il fatto che le reazioni avverse ai farmaci rappresentano la quarta causa di morte negli Usa e, pur postasi la domanda: “Ma in Italia?”, non ha trovato nessuna risposta, e, pur domandando ad esperti, si è trovata la desolante dichiarazione: “non abbiamo studi approfonditi in materia”. Infine, considerando che in Francia, Germania e Gran Bretagna fra il 1961 ed il 1993 sono stati ritirati dal commercio per ragioni di sicurezza 126 farmaci, l’87% dei quali a causa di gravi reazioni avverse, il centro studi Sic di Federanziani non ha trovato riscontri significativi su ritiri dal commercio per ragioni di “sicurezza” in Italia, come hanno fatto gli altri. Federanziani, a seguito di questo scioccante studio, ha proposto all’AIFA di poter ottenere un modulo, preparato dall’Agenzia del Farmaco, da poter far compilare a tutti i suoi iscritti segnalando così eventuali reazioni avverse, poiché per pigrizia, mancanza di tempo e volontà, le segnalazioni che pervengono tramite farmacie, medici, ospedali e asl alla competente Commissione di farmacovigilanza sono al di sotto delle soglie accettabili. “Purtroppo – spiega il presidente di Federanziani Roberto Messina – non possiamo non rimboccarci le maniche facendo un lavoro che non ci compete, ma essere uccisi dalla superficialità e dalla leggerezza con cui si affrontano questi problemi è inaccettabile. Inoltre essere privati di prestazioni che non ci vengono erogate per problemi di bilancio o non poter accedere ai farmaci sempre a causa di problemi di bilancio, non ci sta più bene”. Il presidente ha concluso che “dieci miliardi di euro in reazioni avverse ai farmaci rappresentano circa il 10% dei fondi stanziati in sanità, e quelle 40.000 morti “bianche” dovrebbero far vergognare chi non tenta di evitarle”.

FONTE: quotidianosanità.it

mercoledì 19 settembre 2012

UN MEDICINALE SU DUE E' INUTILE, A VOLTE DANNOSO


E’ quanto affermato in un libro pubblicato da un medico specialista francese.



In Francia un medicinale su due tra quelli distribuiti sarebbe inutile se non dannoso. 
E’ quanto affermato in un libro pubblicato da un medico specialista, Philippe Even (direttore dell’Istituto Necker), insieme ad un parlamentare transalpino. Si tratta di un testo informativo, frutto dell’analisi di migliaia e migliaia di pubblicazioni. Secondo quanto riportato questa mattina dal settimanale “Le Nouvel Observateur”, il libro elenca4 mila farmaci giudicati inutili.
Sono finiti sotto accusa medicinali contro il colesterolo, fortemente diffusi in Francia (li assumono tra i 3 ed i 5 milioni di persone) e capaci di generare un giro d’affari da 2 miliardi di euro all’anno. L’industria farmaceuticaè definita “la più lucrativa, la più cinica e la meno etica di tutte le industrie”. Il libro propone di eliminare i medicinali inutili per porre rimedio alla mancanza di fondi nella sanità pubblica.



FONTE: informarexresistere.fr





martedì 18 settembre 2012

BAYER, MORTI DA SPERIMENTAZIONE SUI FARMACI.


Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania)

Contromozione all'assemblea degli azionisti del 27 aprile a Colonia
La BAYER continua ad aumentare il numero di pericolose sperimentazioni sui farmaci condotte nei paesi poveri. Nella sola India, negli ultimi quattro anni, ci sono state 138 morti in conseguenza di sperimentazioni di farmaci della Bayer su esseri umani. LaCoalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) ha introdotto una contromozione alla prossima assemblea degli azionisti chiedendo che gli atti del Consiglio Direttivo non vengano ratificati.
Un numero sempre maggiore di studi farmaceutici vengono condotti nei paesi in via di sviluppo. L'India è particolarmente invitante per il basso costo, la diffusa conoscenza dell'inglese, il gran numero di soggetti disponibili per i test e i controlli a maglie larghe delle autorità.
Le Compagnie occidentali hanno circa 1900 studi clinici in corso in India, che coinvolgono 150.000 soggetti e per i quali esse spendono circa mezzo miliardo di euro all'anno.
Secondo il Ministero della Sanità Indiano, sono più di 1700 i soggetti morti nei test negli ultimi quattro anni. La maggior parte di questi soggetti sono estremamente poveri e analfabeti, in molti casi la dichiarazione di consenso è firmata da terzi e pochissimi sono consci dei rischi a cui vanno incontro. I Comitati Etici, responsabili dei controlli sui test, spesso esistono solo sulla carta.
Philipp Mimkes, portavoce della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) afferma: "Gli studi farmaceutici nei paesi poveri devono essere condotti secondo gli stessi standard dell'Europa o degli Stati Uniti e le vittime devono ricevere gli stessi livelli di indennizzo. Questo è l'unico modo per scoraggiare, studi economici e pericolosi".
Al momento, la BAYER, in India, ha in corso studi commissionati sul farmaco anticancro Nexavar, sul VEGF, un farmaco per gli occhi e sul Kogenate per il trattamento dell'emofilia. Si sono conclusi da poco i test sul Levitra, per il trattamento dell'impotenza, sul controverso prodotto anti trombosi, Xarelto, sul farmaco contro il diabete, Glucobay, sulla spirale agli ormoni, Mirena e sull'agente di contrasto per i raggi X, Gadovist. La BAYER conduce esperimenti su soggetti umani anche in altri paesi con ampie popolazioni povere, come la Colombia, il Pakistan, la Moldova, le Filippine e la Cina.
Secondo il Ministero della Sanità Indiano, almeno 138 persone hanno perso la vita in studi commissionati dalla BAYER negli ultimi 4 anni. Quattro sono morte per gli effetti collaterali di Xarelto. La BAYER ha pagato ai parenti delle vittime, indennizzi di soli 5.250 dollari. In casi simili, in Europa e negli Stati Uniti, gli indennizzi possono arrivare a milioni di dollari.
Gli esperti considerano le cifre ufficiali troppo basse. Il Dr. Chandra Gulhati, della rivista Medical Specialties, che da anni sta documentando gli sviluppi del caso, sostiene: "Le cifre reali sono molto più alte, perché la maggior parte delle morti non vengono nemmeno denunciate. I parenti non sanno che i morti prendevano parte a un test. Non ci sono indagini e non viene fatta l'autopsia per stabilire le cause della morte.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania), chiede che vengano chiariti tutti gli incidenti accaduti nei test farmaceutici della BAYER. La Coalizione ha scritto a Marijn Dekkers quanto segue:
Le chiediamo di rivelare tutti i dati di seguito richiesti, riguardanti gli studi clinici condotti per il Gruppo BAYER, in India, negli ultimi cinque anni . Si prega di rendere noti i dati per ciascuno studio singolarmente:
  • Che farmaco è stato usato? In che dosaggio?
  • A chi è stata affidata la conduzione del test? Dove è stato condotto il test?
  • Quanti soggetti hanno assunto il farmaco e in che periodo di tempo?
  • Quali effetti collaterali ci sono stati e in quale percentuale? Quanti soggetti sono morti?
  • Quali indennizzi sono stati pagati ai familiari delle vittime?
  • Per quale motivo la BAYER conduce così tanti test clinici in India?
  • Quali misure precauzionali vengono adottate per evitare analoghi problemi futuri?
Malgrado il forte interesse pubblico, la BAYER non ha mai risposto alla lettera. Inoltre la Bayer contravviene alla Dichiarazione di Helsinki, nella quale, l'Associazione Medica Mondiale, pone standard vincolanti per gli studi clinici. Tra le altre cose, la Dichiarazione di Helsinki, afferma: "Nella ricerca medica, la salute del singolo soggetto del test, deve avere la priorità su qualunque altro interesse".
Il Consiglio Direttivo è responsabile di queste irregolarità e dunque i suoi atti non devono essere ratificati.



FONTE: www.acuconsumagiusto.it

INDAGINE USA, I MEDICI NON DENUNCIANO ERRORI

Per evitare complicazioni giudiziarie, negli Usa un medico su dieci (11%) decide di omettere alcune informazioni ai suoi pazienti e più della metà (55%) preferisce fornire una versione più “addolcita” della realtà. È quanto emerge da un sondaggio, svolto negli Stati Uniti, dal Mongan Institute for Health Policy fondato dal Massachusetts General Hospital di Boston e pubblicato su Health Affairs. Lo studio, in merito al timore dei camici bianchi di essere denunciati, ha fatto domande specifiche agli intervistati dalle quali è emerso che il 34% non era d'accordo sul fatto che «tutti gli errori medici sono significativi» e addirittura il 20% ha dichiarato che nel corso dell'anno precedente ha nascosto informazioni su errori medici. «In Italia la situazione è molto peggiore» commenta Luisa Regimenti, presidente del Sindacato italiano specialisti di medicina legale e delle assicurazioni (Sismla) «in questo momento i medici legali sono l'ultimo baluardo per la difesa in tribunale dei diritti dei cittadini». «La medicina difensiva» aggiunge «è diventata un atteggiamento per la classe medica impegnata a rendere inattaccabile il suo operato da denunce da parte dei pazienti, al punto che nel caso di un medico che abbia assistito a un errore nel corso di un intervento chirurgico, non mi risulta che l'abbia mai denunciato» . L'indagine ha mostrato anche che i dottori possono avere qualche problema di trasparenza anche per quel che riguarda i legami con le aziende farmaceutiche o quelle produttrici di dispositivi medici: il 35% degli intervistati non si è infatti detto d'accordo sul fatto che queste “connessioni” debbano essere sempre divulgate. La Sismla conferma la tendenza evidenziata dal sondaggio Usa secondo cui i chirurghi e i pediatri sono gli specialisti più propensi alla trasparenza, mentre cardiologi e psichiatri tendono a omettere informazioni o a addolcire le prognosi. «Il motivo è semplice» afferma Regimenti .  «I chirurghi sono ormai attrezzati con le assicurazioni e poi i loro errori o le manchevolezze sono in genere visibili, eclatanti, mentre quelle di cardiologi e psichiatri sono più silenti e può passare del tempo dal momento in cui vengono commesse a quando si manifestano le conseguenze».

FONTE: www.doctor33.it

lunedì 13 dicembre 2010

IL LETALE INGANNO DEL DIABETE

Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodichè diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.


Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.

E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.
Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete
Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.

Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia
Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.
Trattamento medico convenzionale
Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.

Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina
Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.
Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.

Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.
Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 - Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.
Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.

Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.
Sotto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.
Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.
Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.
I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.
La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.

Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet

Tratto da:
Nexus N. 55
Per una mole maggiore di informazioni consultare:
http://www.healingmatters.com/


FONTE: miraclemineral.it