lunedì 3 giugno 2013

DIAGNOSI SBAGLIATA: MUORE DI LEUCEMIA DOPO 34 MESI DI CHEMIOTERAPIA


Le era stato diagnosticato un tumore maligno al fegato con metastasi, aveva invece un angioma gigante



LECCE — «Giustizia per mia madre». È quanto ha chie­sto Marianna Perez, una dei tre figli di Bruna Perrone, una contadina di 58 anni di Gua­gnano, vittima di un vero e proprio calvario medico che l’ha portata alla morte. Ades­so, il sostituto procuratore Ni­cola D’Amato, ha allo studio un fascicolo nel quale compa­iono i nomi di dieci medici dei quali si dovranno stabilire ruolo e responsabilità.
IL FATTO - La storia di Bruna Perrone è quella di una diagnosi sba­gliata, tumore maligno al fega­to, di 34 mesi di chemiotera­pia e della morte per una leu­cemia fulminante, probabil­mente causata proprio dal massiccio bombardamento di immunosoppressori. In real­tà, la donna aveva un tumore benigno molto grande ma, no­nostante i valori del sangue non siano mai risultati altera­ti, hanno continuato a curarla come se avesse un terribile male. «La nostra speranza è che nessuno, mai più, debba vivere un calvario simile al no­stro», aggiunge la figlia, che ieri mattina, insieme a altri pa­renti di Bruna, ha partecipato alla conferenza stampa convo­cata dagli avvocati Stefano Prontera e Rocco Vincenti di Lecce.
IL CALVARIO - Tutto comincia il 14 luglio del 2004, quando, per accerta­re le cause di alcuni fastidi al­l’addome, la donna si sottopo­ne a una ecografia. Il 20 dello stesso mese, si eseguono ulte­riori accertamenti con una Tac con mezzo di contrasto e la diagnosi non lascia adito a dubbi: si tratta di un cancro al fegato di 18 centimetri con metastasi. Senza ulteriori in­dugi, Bruna Perrone viene sot­toposta a chemioterapia e la cura va avanti per ben 34 me­si, fino al 13 aprile del 2007, quando, nonostante le cure, la massa tumorale non si è ri­dotta e si decide di eseguire un’altra Tac. L’esito dell’anali­si è sconcertante: si tratta di un «angioma gigante del lobo epatico di destra e di piccoli angiomi nel lobo epatico di si­nistra». In altre parole, un tu­more benigno che non subi­sce trasformazioni e che spes­so è congenito.
L'EPILOGO - Per la famiglia di Bruna, pe­rò, non c’è nemmeno il tem­po di gioire per la bella noti­zia. Nel frattempo, la donna si è ammalata di leucemia fulmi­nante e la sua vita terminerà il 4 febbraio del 2009, dopo quasi cinque anni di inferno che l’hanno irrimediabilmen­te minata nel corpo e nello spirito.



FONTE: corrieredelmezzogiorno.it

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