venerdì 21 gennaio 2011

FIRMIAMO LA PETIZIONE CONTRO LA DIRETTIVA EUROPEA CHE RENDE ILLEGALI LE ERBE MEDICINALI!!



La nostra libertà di scelta su come curarci è in grave pericolo.
Milioni di persone in tutto il mondo, in misura crescente in Europa,stanno utilizzando con successo rimedi naturali non solo come mezzo di prevenzione e benessere, ma anche per affrontare problemi di salute
molto gravi.
Presto, se non agiamo subito e in tanti, questo non sarà più possibile.
Dal 1 aprile 2011 tutte le erbe medicinali diventeranno praticamente illegali nell'Unione Europea. Diventerà infatti operativa
la European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD).

vedi sintesi documento : http://conoscereperdecidere.blogspot.com/2010/09/le-erbe-medicinali-illegali-in-europa.html

C'è bisogno della tua adesione alla raccolta di firme per fermare questo DELITTO contro la salute umana e contro il DIRITTO DI LIBERA SCELTA TERAPEUTICA!!!

http://gaia-health.com/articles301/000315-italian.shtml


Per approfondimenti:
.http://www.gaiacichiama.it/2010/09/30/l%E2%80%99industria-farmaceutica-segna-una-grossa-vittoria-le-erbe-medicinali-spariranno-dall%E2%80%99unione-europea/
Sull'operato di Big Pharma, leggete anche:
http://conoscereperdecidere.blogspot.com/2010/10/big-pharmaaccuse-di-corruzione-pagano.html
Per un ulteriore approfondimento, questo è il link al sito di ANH:
http://www.anh-europe.org/


Condividete il più possibile questo post e firmate la petizione...aprile è dietro l'angolo.

Al prossimo post,
Monica

LA TV SVIZZERA RIVELA: SUL TAMIFLU TROPPE ZONE D'OMBRA

Restano zone d’ombra sugli eventi e i meccanismi che hanno promosso l’antinfluenzale Tamiflu (oseltamivir) della ditta elvetica Roche al rango di farmaco anti-pandemia per eccellenza, secondo un documentario della Televisione svizzera italiana (Rsi).


L’inchiesta, disponibile sul sito si interroga anche sull’effettiva efficacia e innocuità del medicinale, con le interviste tra l’altro dei genitori di un bambino di tre anni e di un ragazzo morti in Giappone, dopo aver preso il Tamiflu. Ma Roche sottolinea che “83 milioni di persone, tra cui 17 milioni di bambini, hanno preso il farmaco. Se fosse stata pericoloso, non sarebbe più sul mercato”, ha commentato la portavoce di Roche, Claudia Schmitt.

“Il dato di 83 milioni, ha poi precisato Roche, include le vendite legate alla pandemia influenzale del 2009, e quindi anche le riserve costituite dai Paesi. Non sappiamo quante sono state effettivamente usate. Ma nel settembre 2009, 57 milioni di persone erano già state trattate” con il Tamiflu.

Fatto indiscutible, dopo l’allarme pandemia scattato in tutto il mondo con i virus dell’influenza aviaria (H5N1) e suina (H1N1), il Tamiflu ha fruttato molto alla Roche: ben 12 miliardi di franchi negli ultimi anni, sottolinea la Rsi. Ma la sua ascesa al rango di rimedio fondamentale contro l’influenza pandemica – spiega il documentario – sembra registrare ancora zone d’ombra dove si intrecciano operazioni di marketing, conflitti di interessi e reticenze nel rendere pubblici l’insieme degli studi condotti da Roche sul farmaco ed in particolare quelli che ne attestano l’efficacia contro le possibili complicanze dell’influenza.

L’inchiesta condotta per la trasmissione Fal. della Rsi racconta infatti come un pediatra giapponese, che per scrupolo ha voluto saperne di più sul medicinale, ha scoperto che molti documenti sul farmaco non erano stati pubblicati e si sofferma sulle difficoltà della Cochrane Collaboration (gruppo di ricercatori specializzato nelle “revisioni” degli studi sui farmaci), ad ottenere dalla Roche l’insieme degli studi e dati alla base di un rapporto sull’efficacia del Tamiflu contro le complicanze dell’influenza.

Contattata dall’ANSA, la Roche ha affermato che già un anno fa, su richiesta, la ditta ha reso disponibili “tutti” i dati clinici di studi conclusi dalla Roche sul Tamiflu per la riduzione delle temute complicanze dell’influenza. Alcuni su un sito protetto da una password e riservato ai ricercatori, ha precisato. Ed anche gli esperti della Cochrane Collaboration hanno accesso al sito, ha aggiunto Roche.

La Cochrane ritiene tuttavia l’insieme dei dati reso disponibile dalla Roche “insufficiente per ricostruire e valutare in modo indipendente” le valutazioni dei trattamenti con Tamiflu. Le informazioni rese accessibili coprono infatti una piccola parte del totale delle relazioni non pubblicate e “non contengono informazioni vitali come (per esempio) i protocolli dei test e i piani d’analisi”, ha affermato Tom Jefferson della Cochrane in una e-mail all’ANSA. Intervistata nel documentario, Fiona Godlee del British Medical Journal, vede nella vicenda Tamiflu un campanello di allarme : “il modo in cui valutiamo l’efficacia e la sicurezza dei farmaci, e pubblichiamo ricerche sui giornali scientifici, è compromesso. Non possiamo continuare a ignorarlo”.

domenica 16 gennaio 2011

CENTRALI ATOMICHE, QUELLO CHE NON VI DICONO

Contro la DISINFORMAZIONE interessata ormai dominante, bisogna cominciare a dare risposte più corrette e concise, in modo da consentire la formazione di opinioni non errate e non falsate da interessi di pochi.
CHI NON VUOLE ESSERE "MANOVRATO", provi a valutare pacatamente quanto segue.


DAVVERO L'OPINIONE DEI TECNICI È FAVOREVOLE AL NUCLEARE?
La risposta è: DIPENDE DALLA ONESTÀ DEI TECNICI. Bisogna innanzitutto rendersi conto che, a favore della adozione del nucleare, DA SEMPRE stanno agendo GIGANTESCHI INTERESSI ECONOMICI. Una centrale nucleare costa una enormità (5-10 miliardi di euro), e crea un vincolo assoluto ed "eterno" con i costruttori per la sua manutenzione. Un affare semplicemente grandissimo, CHE GIUSTIFICA ENORMI SFORZI PER "INDIRIZZARE" L'OPINIONE PUBBLICA. Come? Fornendo agli opinion-maker informazioni errate con dossier di parte, corrompendo opinion-maker e politici, finanziando studi pilotati e manifestazioni pubbliche "spontanee", e così via. Nel nostro Paese questi signori hanno da decenni il gioco assai facile, GRAZIE SOPRATTUTTO A GIORNALISTI VENDUTI, o anche solo incapaci di fare domande imbarazzanti. Ed infatti solo da noi c'è ancora il "dubbio" così forte fra la gente. Chi cita la Francia iper-nuclearizzata, OMETTE DI DIRE che la stessa è ormai così legata al nucleare (80% dell'energia prodotta!), a causa delle scelte militariste del passato, che ormai non potrebbe rinunciare al nucleare NEMMENO SE LO VOLESSE.

LE "CENTRALI DI NUOVA GENERAZIONE" SONO SICURE?
Il cosiddetto "nucleare di nuova generazione" di cui STRAPARLANO i politici interessati, cioè quello che DICONO di voler costruire (ma poi faranno il vecchio), E' IN REALTA' IL VECCHIO tipo di centrali con solo qualche accorgimento in più per la sicurezza. Ma è soggetto ad incidenti SOLO UN PO' MENO di prima. E se è vero che saranno "auto spegnenti" in caso di problemi, è anche vero che le eventuali fuoriuscite radiottive saranno PIÙ SERIE. In ogni caso, la vera "nuova generazione" di centrali, verrà fra 10-15 anni. Per costruire, e poi collaudare, e poi avviare alla produzione una centrale ci vogliono ALMENO dieci anni. Ma da noi probabilmente MOLTI DI PIÙ.

SE COMINCIAMO OGGI RISOLVEREMO IL PROBLEMA ENERGIA?
Una sola centrale (del vecchio tipo con accorgimenti) come s'è detto costa una enormità, e l'Italia non potrebbe iniziarne più di una all'anno. Ma il contributo energetico di una sola centrale, nonostante la spesa sarebbe minimo. Ce ne vorrebbero infatti ALMENO UNA DECINA, solo per cominciare, arrivando poi fino ad almeno il doppio... E intanto? In che modo copriamo le necessità dell'immediato futuro? E quelle a medio termine? La risposta NON E' con altri interventi, per esempio con le "rinnovabili", perché nel frattempo AVREMO BLOCCATO OGNI RISORSA ECONOMICA per realizzare le centrali nucleari. Quindi potremo dire ADDIO AD OGNI INCENTIVO per il solare fotovoltaico, il solare termico, l'eolico, la geotermia, la coibentazione edilizia, e così via. In poche parole, FINE DELLE ENERGIE RINNOVABILI, mentre il resto del mondo va IN DIREZIONE OPPOSTA.

COSA ACCADRÀ CON LA VERA "NUOVA GENERAZIONE" DI CENTRALI?
Quando fra 10-15 anni arriverà (forse) la nuova generazione, quella vera, totalmente diversa dalla attuale, noi Italiani semplicemente SCOPRIREMO DI AVER BUTTATO CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO, e dovremo ricominciare da capo con le nuove. Perché ce lo imporranno tutti gli altri, PER LA LORO sicurezza.

DOVE METTEREMMO LE SCORIE?
Non si sa, dopo decenni ANCORA OGGI NON CE L'HANNO DETTO e, per non essere smentiti, continueranno a non dircelo. Perché PERFINO ALL'ESTERO ancora non hanno risolto il problema, e vanno avanti con situazioni provvisorie, di solito in TERRITORI MILITARIZZATI. Noi Italiani non riusciamo a trovare posto all'immondizia perché nessuno vuole (comprensibilmente) le discariche vicino casa, e si vorrebbe trovare posto a SOSTANZE RADIOATTIVE PERICOLOSE? Per le quali le popolazioni coinvolte si batterebbero senz'altro ANCOR PIÙ CHE CONTRO LE DISCARICHE DI RIFIUTI?

SOSTITUIREMMO IL PETROLIO, COSTOSO E IN ESAURIMENTO?
Sostituiremmo una risorsa costosa e in esaurimento come il petrolio (solo quello bruciato nelle centrali termiche), con una ANCORA PIÙ COSTOSA ed UGUALMENTE IN ESAURIMENTO. Perché anche di Uranio ce n'è poco, ed è molto richiesto, e le miniere sono in pochi Paesi che lo danno A CHI VOGLIONO E SE VOGLIONO, e comunque a caro prezzo perché anche l'Uranio finirà. E chi lo usa risente di speculazioni e prezzi crescenti, ed è oggetto di RICATTI POLITICI, proprio come col petrolio. Con la differenza che il petrolio ce l'hanno in tanti (perfino noi ne abbiamo grossi giacimenti poco utilizzati). Invece L'URANIO CE L'HANNO IN POCHI. E, come abbiamo già detto, ce n'è poco, talmente poco che i francesi ora trovano conveniente "riciclare" le vecchie testate nucleari sovietiche. E il suo prezzo cresce. Inoltre, non dimentichiamoci che l'Uranio è un materiale PERICOLOSO.

QUANTO COSTA DAVVERO L'ENERGIA DI PRODUZIONE NUCLEARE?
I conti che fanno i tecnici e i politici interessati, SONO TOTALMENTE FALSI. L'energia elettrica di produzione nucleare SEMBRA conveniente, rispetto alle altre fonti, solo perché non si considerano i COSTI OCCULTI. Le centrali nucleari sono piene zeppe di costi occulti, ma nessuno ce lo dice. La SICUREZZA è uno dei costi occulti. Serve il coinvolgimento dell'Esercito, dell'Aeronautica Militare e Civile, delle Forze di Polizia, della Protezione Civile, dei molti Enti di ricerca, e naturalmente degli Enti di sorveglianza sovrannazionali. Tutti costi MOLTO ALTI E ININTERROTTI, ma non calcolati. Quando periodicamente si debbono trasferire le scorie ai depositi (probabilmente esteri, a pagamento), vi sono anche là costi occulti altissimi, basta pensare ai VEICOLI SPECIALI, ai treni fatti apposta, alla enorme sorveglianza civile e militare, al normale traffico e alle normali attività interrotte, e così via. Tutte cose che costano care, ma MAI CALCOLATE. Quando prima o poi INEVITABILMENTE accade un incidente (normalmente ne accadono piuttosto spesso di piccola entità, e ogni tanto anche più grandi) la centrale si ferma per molto o moltissimo tempo, ANCHE ANNI, e la mancata produzione è di per sé un costo, sempre non calcolato. Ma se nel conto mettiamo gli interventi per tornare alla normalità (analisi, ispezioni, eventuale decontaminazione, inchieste tecniche e amministrative, riparazioni, parti di ricambio, manodopera, consulenze esterne, eventuali risarcimenti, ecc.), ci si può fare un'idea di ulteriori costi mai calcolati. Vogliamo pensare poi a QUANTO TERRITORIO serve per una centrale nucleare? Tanto, anzi, tantissimo. E NON SARÀ PIÙ RECUPERABILE, anche dopo lo smantellamento della centrale, ma il costo di ciò non viene calcolato. Nemmeno la PERDITA DI VALORE delle zone vicine e delle costruzioni, non viene calcolato. A proposito di smantellamento, verrà il momento di CHIUDERE la centrale... Sono tutti materiali contaminati e pericolosi, vanno smaltiti secondo regole severissime, da parte di squadre tecniche specializzate, e con tempi lunghissimi. Si scopre così che lo smantellamento e la "messa in sicurezza" tutto sommato COSTANO ANCOR PIÙ DELLA COSTRUZIONE, e che anche questo è un costo occulto, ben taciuto.

OLTRE QUELLO ECONOMICO, C'È UN COSTO SOCIALE?
La scelta nucleare porta inevitabilmente ad una MAGGIOR MILITARIZZAZIONE, non fosse altro che per ragioni di aumentate necessità di sorveglianza e sicurezza. Più caserme, più esercitazioni, più posti di blocco, più controllo dei militari sulla vita civile. DIMINUISCE LA SOVRANITÀ NAZIONALE, in forza dei trattati e dei controlli internazionali. L'energia nucleare espone e predispone i militari e i politici alla TENTAZIONE di far diventare l'Italia una "potenza nucleare", perché "tanto la tecnologia c'è". Aumenta e rende più grave il RISCHIO DI ATTENTATI, dall'interno e dall'esterno. Insomma, già così sarebbe una VITA MENO SERENA e una società meno tranquilla, più SOTTO CONTROLLO e meno indipendente. Ma va considerata anche LA SALUTE. Le statistiche ufficiali sull'incidenza di cancro fra i lavoratori delle centrali e della popolazione nelle loro vicinanze, NON SONO VERITIERE, perché si fermano a periodi limitati di tempo, e ignorano molti fattori, fra cui la sinergia con altre concause.

TUTTO SOMMATO, IL NUCLEARE CONVIENE O NO?
CERTO che conviene!!! E anzi, bisogna sbrigarsi, perché IL MOMENTO È FAVOREVOLE, ora o mai più! MA SOLO SE siete costruttori, progettisti o finanziatori. Oppure POLITICI CORROTTI O DISINFORMATI, naturalmente. A tutto il resto della popolazione il nucleare NON SOLO NON CONVIENE affatto, ma NEPPURE RISOLVE il problema energetico, e ANZI LO AGGRAVA. Perché una volta dentro, cioè una volta firmati i contratti, non se ne esce per almeno 10 anni, a meno di pagare PENALI GIGANTESCHE. E con gli enormi investimenti necessari, NON CI SARÀ PIÙ POSTO per incentivi e interventi statali a favore delle energie rinnovabili.

ALLORA PERCHÈ INSISTONO SUL NUCLEARE?
Stavolta la risposta è brevissima. Solo ed esclusivamente per i soldi. TANTI.

Meditate, gente, meditate.

FONTE: http://www.xmx.it/

GERMANIA, TROVATI ELEVATI TASSI DI DIOSSINA ANCHE NEI SUINI

Lo scandalo diossina si estende e ora preoccupa anche gli allevatori di suini.
Per la prima volta in Germania, infatti, è stata scoperta un’elevata concentrazione della sostanza nella carne di maiale.
La scoperta è stata fatta in un allevamento della Bassa Sassonia. Il portavoce del ministero dell’agricoltura di Hannover, Gert Hahne, ha annunciato che centinaia di maiali dell’azienda sono stati già abbattuti.
In un altro allevamento di suini dello stesso Land sarebbero stati riscontrati valori di diossina vicini a quelli limite. Il ministero ha aggiunto che attualmente sono 330 gli allevamenti chiusi sui 4.400 inizialmente serrati.


E dopo lo scandalo tedesco, Bruxelles potrebbe intervenire direttamente per regolamentare con una normativa europea l’attività dei produttori di mangimi ed evitare il ripetersi di casi di contaminazione di diossina.

Ieri nella sede della Commissione europea le principali associazioni dei produttori hanno tenuto una riunione ed oggi Patrick Vanden Avenne, presidente della Fefac (Federazione europea dei produttori di mangimi compositi), ha scritto in un comunicato che i produttori sono pronti a presentare “entro la fine del mese” una proposta di autoregolamentazione per il monitoraggio della presenza di diossina.

Nel suo comunicato odierno la Fefac ha anche sostenuto di aver già chiesto nel 2009 che “tutti gli impianti che hanno anche una produzione di grassi non destinata agli alimenti” devono essere considerati come “impianti ad alto rischio” e quindi subire “controlli adeguati”.
Inoltre la Fefac afferma che “dovrebbe essere richiesta in questo contesto la stretta separazione fisica della attività di produzione di grassi ad uso tecnico da quella di grassi per mangimi”.

“In realtà – ha detto oggi Frederic Vincent, portavoce del Commissario europeo alla salute John Dalli – la riunione di ieri è stata deludente, perché non è stata presentata alcuna proposta concreta. Noi pensiamo di intervenire prima della fine del mese”.


FONTE: ilfattoquotidiano.it

sabato 15 gennaio 2011

CIBI ADULTERATI, NON E' PIU' REATO

Dalle cozze tossiche alle mozzarelle blu: cancellata la norma che tutelava i consumatori
Sparite le pene per chi vende cibo avariato






MILANO - Mercato ittico di Torino, quest'estate. Il pesce fresco esposto al sole, oltre 28 gradi, e alle mani dei clienti. Controllo dei carabinieri dei Nas. Reato: cattivo stato di conservazione, in base alla legge sulla Tutela degli alimenti numero 283 del 30 aprile 1962. Pena: arresto da tre mesi a un anno o multa fino a 46 mila euro.


Tutto questo però fino a metà dicembre 2010, poi più niente. Perché quella legge, tante volte applicata dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello, è stata cancellata. Non esiste più, grazie all'entrata in vigore della procedura «taglia-leggi» (legge numero 246 del 28 novembre 2005). E non esistono più i reati che contemplava. Dalle cozze «tossiche» allevate a Trieste a quelle infettate dal virus dell'epatite o dal vibrione del colera, dalle alici con il parassita (l'anisakis) alle mozzarelle blu, dal maiale alla diossina ai cibi scaduti e «rinfrescati» cambiando le etichette, dalle cotolette alla salmonella alla carne vecchia «ringiovanita» con i coloranti, dal vino adulterato con additivi chimici all'olio di oliva fatto senza olive, dalle farine alimentari con il prione (vedi Mucca pazza) al mascarpone botulinato, dagli ortaggi con il piombo alle salse rese più rosse da sostanze cancerogene, dalle acque minerali ricche in cloroformio al pane o alla mortadella agli escrementi... L'elenco è chilometrico: tutti reati che oggi, con un colpo di bacchetta magica legislativa, non esistono più. Per mancanza di legge.

C'era stato un tentativo nel 2007 di «depenalizzare» tutti questi reati. Le polemiche bloccarono tutto. Oggi, invece, legge cancellata del tutto. E con essa quelle garanzie a tutela della salute pubblica (perché di salute pubblica si tratta) e della qualità made in Italy (quanti dei reati cancellati hanno in passato colpito prodotti fatti all'estero: pummarola colorata e latte in polvere con colla, mozzarelle blu e uova alla diossina). Difficile ora correre ai ripari: da questo momento, e fino all'entrata in vigore di un'eventuale nuova norma, sarà zona franca. Ieri mattina il procuratore Guariniello ha segnalato il problema al ministro della Salute Ferruccio Fazio, che si è subito attivato per correre ai ripari. La zona franca, però, ora c'è. Niente più magistratura di mezzo (a parte i casi gravi o mortali da codice penale), niente più sequestri preventivi, niente più blitz dei Nas.

Ma come è potuto accadere? Semplice. Tutte le disposizioni legislative anteriori al primo gennaio 1970 sono state cancellate dal «taglia-leggi», tranne quelle ritenute «indispensabili alla permanenza in vigore» che sono state elencate. La legge 283 del 1962 sulla tutela degli alimenti nell'elenco non c'è. Dimenticanza, distrazione, volontà? Non si sa. Quello che è evidente è che in Italia vi sono molti reati in meno. Cancellati per legge. Nella speranza che, gustando un tiramisù al botulino, nessuno resti paralizzato.


FONTE: corriere.it

giovedì 13 gennaio 2011

TUMORI: CUBA ANNUNCIA VACCINO TERAPEUTICO CONTRO CANCRO AI POLMONI

Cuba ha annunciato il primo vaccino terapeutico contro il cancro ai polmoni. Il farmaco si chiama CIMAVAX-EGF, e' stato gia' utilizzato su 1.000 pazienti nell'isola e secondo il settimanale ufficiale 'Trabajadores'che cita' il responsabile del progetto del Centro de Immunologia Molecular (CIM) dell'Avana, Gisela Gonzalez, ridurrebbe il cancro in stato avanzato a "malattia cronica controllabile".

CIMAVAX-EGF e' il risultato di 15 anni diricerche e non causa seri effetti collaterali.
"Il principioattivo", ha spiegato Gonzalez, "e' basato su una proteina che abbiamo tutti, il fattore di crescita epidermico, che abbiamo messo in relazione con i processi di proliferazione cellulare,
che quando si formano i tumori diventano incontrollabili".
Il vaccino terapeutico si soministra alla fine della radioterapiao della chemioterapia e puo' essere utilizzato come "trattamento cronico che aumenta le aspettative di vita e laqualita' della vita del paziente",
ha concluso la specialista.


FONTE: affaritaliani.it

domenica 9 gennaio 2011

MARIJUANA: QUELLA SCOMODA MEDICINA

“Quando cominciai a occuparmi della marijuana nel 1967, non dubitavo che si trattasse di una droga molto nociva che, sfortunatamente, veniva usata da un numero sempre maggiore di giovani incoscienti che non ascoltavano o non potevano capire i moniti sulla sua pericolosità. La mia intenzione era di descrivere scientificamente la natura e il grado di questa pericolosità. Nei tre anni successivi, mentre passavo in rassegna la letteratura scientifica, medica e profana, il mio giudizio cominciò a cambiare. Arrivai a capire che anch’io, come molte altre persone in questo paese, ero stato sottoposto a un lavaggio del cervello. Le mie credenze circa la pericolosità della marijuana avevano scarso fondamento empirico. Quando completai quella ricerca, che ha rappresentato la base per un libro, mi ero ormai convinto che la cannabis fosse considerevolmente meno nociva del tabacco e dell’alcol, le droghe legali di uso più comune”

Queste sono le parole con cui Lester Grinspoon apre il suo libro, “Marijuana, la medicina proibita”, scritto in collaborazione con James B. Balakar e pubblicato anche in Italia (Editori Riuniti, 2002).

Ma chi è Lester Grinspoon, e com’è arrivato a queste conclusioni?

Noto psichiatra statunitense, Grinspoon è professore emerito dell’Università di Harvard (Cambridge, Massachussets), il più antico ateneo degli Stati Uniti d’America, nonché uno dei più prestigiosi al mondo.

Fu il primo medico negli USA a comprendere l’efficacia del carbonato di litio per la cura della psicosi maniaco-depressiva (disturbo bipolare), ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche sulle droghe, ed in particolare sull’uso a scopo terapeutico della canapa (Cannabis).

In particolare, il suo libro “Marihuana Reconsidered” è stato recentemente ripubblicato dalla casa editoriale dell’Università di Harvard come un classico.

E’ inoltre il fondatore della pubblicazione universitaria “Harvard Mental Health Letter”, di cui è stato editore per quindici anni.

Durante una sua intervista a Roma, per un’iniziativa di Forum Droghe-Fuoriluogo, in collaborazione con la regione Lazio, ha risposto a vari interrogativi, tra i quali il perché paragonasse la marijuana alla penicillina:

“Quando la penicillina fu scoperta nel 1928, il suo valore terapeutico non era stato ancora riconosciuto, e fu compreso solo nel 1941. Essa aveva tre qualità. La prima era il suo bassissimo livello di tossicità, infatti non ha mai causato un singolo caso di morte per overdose. In secondo luogo, la penicillina era estremamente versatile; così anche la marijuana, che è indicata per trattare il glaucoma, il morbo di Crohn, la sclerosi multipla, l’emicrania e l’elenco potrebbe continuare a lungo. “

Quando Grinspoon parla di tossicità, sono interessanti infatti le stime sulla tossicità della marijuana, che vedono la sua dose letale (DL50) in circa 1 kg di prodotto (1.28 kg in media), e nessun caso di morte correlato direttamente al THC mai registrato in nessun paese del mondo, mentre i morti solo in Italia per patologie direttamente correlate all’alcool, ad esempio, sono circa 20.000 ogni anno.

Sempre da un estratto dell’intervista al professore emerito di Harvard, alla domanda se l’approvazione della cannabis da parte della “Food and Drug Administration” dovrebbe essere un obiettivo reale per il movimento americano, risponde così:

“No, penso che non sia necessario. Che cosa fa la FDA? Essa garantisce al paziente che una sostanza sia efficace e sicura. Ma migliaia di anni di uso della marijuana hanno dimostrato, in particolare negli ultimi duecento anni, che è un farmaco efficace ed è infinitamente meno tossico, ad esempio, dell’aspirina.”

Grinspoon non ha mai negato gli effetti negativi che il consumo di cannabis può avere sull’organismo, ma li ha semplicemente definiti, alla luce dei suoi studi, come meno invasivi e pericolosi rispetto a quelli provocati dalla maggior parte dei farmaci attualmente in commercio.

“Marijuana, la medicina proibita” è sostanzialmente un libro di testimonianze, una raccolta di casi in cui i protagonisti, molti con una certa riluttanza (proprio per via della campagna di demonizzazione messa in atto con il proibizionismo ai danni della marijuana, che perdura tutt’oggi) hanno accettato di farne uso come farmaco, con il tacito assenso di dottori consapevoli che il suo utilizzo avrebbe potuto portare ad un miglioramento delle condizioni del paziente.

Nonostante le prove empiriche portate alla luce dai suoi studi specifici sulla pericolosità della marijuana, Grinspoon ha ricevuto numerose critiche, basate principalmente su tesi poco “scientifiche” e molto “politiche”.

Eppure, nonostante sia uno dei maggiori pionieri sugli studi a scopo terapeutico della marijuana, non è stato la vittima più illustre del proibizionismo: il New Scientist Magazine britannico riportò già qualche anno fa la notizia che la WHO (World Health Organization), con sede a Ginevra (Svizzera) dovette reprimere, sotto ingenti pressioni politiche, uno studio che dimostrava quanto la marijuana fosse meno nociva sia dell’alcool che del tabacco.

Tra informazione e disinformazione, tra scienza e superstizione, tra medicina tradizionale e rimedi alternativi, Grinspoon propone una visione delle proprietà della cannabis rivoluzionaria e puntualmente supportata da prove scientifiche e testimonianze dirette, andando oltre il pensare “per sentito dire”; armato delle conoscenze e degli strumenti di un medico così come della fame di conoscenza che può spingere un uomo a sfidare le convenzioni più radicate, ha saputo perseverare nel suo intento per cercare una verità probabilmente scomoda, ma proprio per questo ancor più affascinante ed innovativa.

Quando l’informazione è filtrata, mediata, minuziosamente sezionata e quindi ricomposta dalle mani di politica e multinazionali cambia radicalmente, così come nel più classico esempio del “telefono senza fili”, dove ognuno ci mette del proprio, alterando il messaggio originale a seconda di come vuole trasformarlo per far arrivare l’acqua al proprio mulino.

Perché qualsiasi menzogna è più credibile, è risaputo, se insieme a questa si dice anche un po’ di verità. L’unico modo per destreggiarsi in questa matassa ben miscelata di verità e bugie è prendere in mano la situazione in prima persona, e portare il messaggio senza intermediari, non solo a parole ma con il chiaro ed inequivocabile supporto dei fatti.

E’ forse questo il più grande merito di Lester Grinspoon, quello di non limitarsi a raccontare la propria verità, ma di analizzarla su basi empiriche perché possa essere compresa da tutti.

Affinché ogni persona possa, con prove finalmente chiare e nitide alla mano, venute da anni di studi seri e non politicamente pilotati in materia, arrivare a farsi un’opinione quanto più chiara e precisa su uno degli argomenti più discussi e controversi non solo della nostra storia recente, ma di tutta la storia della medicina.

Per maggiori informazioni, e per aiutare questo processo di sviluppo, si può consultare il portale www.medicalcannabis.it, uno spazio comune gestito da un movimento di medici chiamato ACT (Associazione per la Cannabis Terapeutica); un posto di libera discussione, dove si possono porre domande, consigli, considerazioni o perplessità direttamente ad esperti competenti in materia tra i quali, ad esempio, il prof. Giovanni Ambrosetto del dipartimento di Neurologia dell’Università di Bologna.

FONTE: informare per resistere.fr

UOVA ALLA DIOSSINA, LO SCANDALO SI ESTENDE A OLANDA E GRAN BRETAGNA

Un primo allarme era stato lanciato il 5 gennaio, ma l’emergenza è esplosa solo oggi, quando si è appreso che non solo in Germania, ma anche in Olanda e in Gran Bretagna sarebbero state messe in distribuzione uova e mangimi contaminati dalla diossina. Il problema è il livello troppo elevato della sostanza – notoriamente cancerogena e persistente nell’ambiente – contenuto nei mangimi destinati a maiali e polli: 77 volte più della soglia consentita, secondo l’ultimo test.


La diossina sarebbe arrivata da 3000 tonnellate di grassi alimentari destinati al bestiame, attraverso 25 diversi fornitori. All’origine della contaminazione, lo stabilimento di produzione Hales e Jentzsch, in Sleswig Holstein, Land (ovvero “stato federale”) della Germania del nord. L’emergenza ha già fatto chiudere in via cautelativa 4700 allevamenti sul suolo tedesco, la maggior parte dei quali in Bassa Sassonia.

Le autorità al momento rassicurano, affermando che non ci sono rischi per l’uomo. Lo dice da Bruxelles il Commissario alla Salute, il maltese John Dalli, attraverso il suo portavoce, che sostiene come le quantità di diossina al momento riscontrate non siano pericolose per la salute umana. E tuttavia, ammette, i livelli tossici sono tre o quattro volte superiori a quelli fissati, che dovrebbero fermarsi a 0,75 nanogrammi di diossina per un chilo di grassi alimentari.

Non ha però ancora avuto modo di rispondere ai risultati di un secondo test. Dalla nuova rilevazione appare come in un lotto di uova analizzato sia stato riscontrato un livello pari a 77 volte quello consentito dai regolamenti dell’Unione europea a tutela della salute. Non troppo lontano, dunque, dalle 100 volte dello scandalo diossina del 1999 in Belgio, che Bruxelles prendeva come termine di paragone per tentare di sdrammatizzare il caso degli allevamenti tedeschi.

Ma come è stata possibile la contaminazione? Sotto accusa è la già citata Hales e Jentzsch, la ditta produttrice di mangimi per bestiame. Nel processo di trasformazione, venivano inseriti all’interno dei grassi alimentari anche residui di biodiesel, combustibile evidentemente tossico se entra in contatto con la catena di produzione alimentare. Non è chiaro se la contaminazione sia avvenuta accidentalmente o volontariamente, con l’intento di aumentare i profitti. In ogni caso, resta il silenzio dell’azienda produttrice.

Si pensi soltanto che, se i sospetti di irregolarità si avevano già da marzo 2010, i risultati dei test sono stati resi noti solo il 27 dicembre scorso. E, alla luce dei nuovi dati di oggi, probabilmente non si è detta ancora tutta la verità su un episodio che potrebbe allargarsi ancora.

Ora le autorità cercano di rassicurare i consumatori, ma la situazione è in continua evoluzione: i 1000 allevamenti inizialmente chiusi in Germania sono più che quadruplicati in soli due giorni, l’allerta confinata ad un Paese si è estesa ad altri due. Il particolare, la Gran Bretagna è ora sotto i riflettori. Attraverso un passaggio in Olanda, sono arrivate anche oltremanica le uova alla diossina. Per giunta in forma liquida, ovvero pronte ad essere inserite in preparati come la maionese o i dolci confezionati.

Per questo Barbara Kamradt, attivista di Greenpeace ed esperta di questioni alimentari, ha denunciato alla Bbc i ritardi con cui le autorità hanno inizialmente indicato il pericolo solo nelle uova: “Ora invece stiamo parlando della produzione suina, del latte e penso che non siamo ancora alla fine dello scandalo. Sta solo crescendo”.


FONTE: il fatto quotidiano.it

martedì 4 gennaio 2011

ANTI- OSSIDANTI E CANCRO

Sempre più studi indicano come un elevato stress ossidativo sia associato a molte malattie degenerative tra cui i tumori.

A contribuire pesantemente agli elevati livelli di radicali liberi che si riscontrano nei pazienti è una carenza cronica di anti-ossidanti causata da un’alimentazione sempre più povera e artificiale.

Un studio svolto nel 2006 da ricercatori della University of California/ Los Angeles ha messo in evidenza come l’assunzione giornaliera di circa 200ml di succo di melograno da parte di pazienti affetti da tumore della prostata induce una riduzione significativa del PSA, l’antigene usato per monitorare l’evoluzione del tumore.

Questo secondo i ricercatori indica un vero e proprio rallentamento della progressione della malattia. Recentemente altri ricercatori hanno individuato alcune componenti del melograno che sembrano capaci di inibire il movimento delle cellule cancerogene e di indebolire i loro segnali chimici, elementi che sono alla base della capacità del tumore di generare metastasi per esempio all’osso.

Con questo non si vuole sostenere che il melograno è una cura per il tumore prostatico ma che un elevato stress ossidativo non diagnosticato ne tanto meno corretto dagli approcci oncologici standard, contribuisce all’evoluzione della malattia tumorale.

In altre parole l’oncologia attuale si concentra correttamente sulla riduzione della massa tumorale ma non interviene sul terreno biologico che l’ha prodotta. Per questo si osserva un’incidenza ancora drammaticamente elevata di recidive.

E’ un pò come se un contadino che vede crescere molte piante malate si limitasse ad estirparle senza effettuare una vera e propria bonifica del terreno che le ha generate. In tutti i rami della medicina, una buona terapia deve quindi non solo estirpare la pianta malata ma anche correggere il terreno biologico.

Oggi è possibile misurare i livelli di stress ossidativo con specifici esami di laboratorio che permettono poi al medico di prescrivere gli anti-ossidanti più indicati.

FONTE: informasalus.it