mercoledì 22 dicembre 2010

EUROPA E USA DIVISE SULL'AVASTIN. FDA: "STOP ALL'USO PER I TUMORI AL SENO"

L'autorità americana ha ritirato il farmaco svizzero dalle terapie per il cancro alla mammella; l'Ema invece ne salva la "validità" limitandola ai casi di combinazione con il chemioterapico paclitaxel. La Roche difende il prodotto e chiede un'audizione d'appello, ma secondo gli analisti la decisione Usa potrebbe costargli da uno a sei miliardi di dollari all'anno per mancate vendite

di ADELE SARNO

Europa e Stati Uniti si dividono sull'Avastin, l'anticancro di punta della Roche spesso utilizzato anche contro il tumore della mammella. Se infatti negli Usa la Food and drug administration (Fda), l'agenzia americana per il farmaco, ha deciso di eliminare dalle indicazioni terapeutiche del bevacizumab (questo il nome del principio attivo della molecola) quella che riguarda il cancro al seno, nel vecchio Continente le cose sono andate diversamente.


L'Agenzia europea dei medicinali (Ema) in una nota 1 si schiera a favore del prodotto: "I benefici di Avastin in combinazione con paclitaxel, un farmaco chemioterapico, sono superiori ai rischi. Questa combinazione resta un'utile opzione terapeutica per le pazienti con carcinoma mammario metastatico". Eliminata invece l'associazione con il docetaxel, un chemioterapico che, secondo l'Ema, non è in grado di migliorare le prospettive di vita delle pazienti.

Gli esperti della Fda, già lo scorso luglio, avevano messo in discussione 2 la somministrazione dell'Avastin nel trattamento dei tumori al seno con metastasi. La Fda aveva utilizzato a sostegno della propria tesi i risultati di alcuni studi clinici secondo cui il farmaco non era in grado di garantire la sopravvivenza o l'allungamento della vita, mentre poteva avere effetti collaterali molto pesanti: ipertensione, emorragia e perforazioni di alcune parti del corpo come il naso, lo stomaco e l'intestino.

La Fda, quindi, proponeva il ritiro dell'autorizzazione del prodotto perché i benefici non erano sufficienti a giustificarne l'utilizzo nella terapia dei tumori al seno con metastasi in donne sottoposte a trattamento chemioterapico. Oggi la decisione dell'agenzia americana per il farmaco è diventata definitiva. Di fatto in Usa sulla scatola dell'Avastin sarà eliminata, dalle indicazioni terapeutiche, quella del cancro al seno, mentre resterà quella relativa ai tumori dell'intestino, dei reni e dei polmoni.

L'Ema, in genere abbastanza allineata alle decisioni della Fda, stavolta è andata per conto proprio, salvando la "validità" del farmaco contro i tumori del seno per quanto solo nelle terapie in cui esso è combinato con il chemioterapico Taxol. Il Comitato per i medicinali per uso umano dell'Ema ha concluso che l'Avastin in combinazione con paclitaxel (il principio attivo del Taxol) continua a produrre benefici superiori ai rischi "perché i dati disponibili hanno dimostrato in modo convincente di prolungare la sopravvivenza libera da progressione di pazienti con tumore della mammella senza un effetto negativo sulla sopravvivenza totale".

Ciò che l'Ema ha bocciato è il trattamento combinato con il Taxotere (docetaxel il principio attivo), un agente chemioterapico usato per il trattamento di alcune forme tumorali. "La combinazione Avastin e docetaxel - si legge nella nota ufficiale - non deve più essere utilizzata nel trattamento del carcinoma mammario. I pazienti che sono attualmente in trattamento con questa combinazione devono ridiscutere il trattamento in corso con il loro medico". La terapia in questione era stata approvata nel settembre 2009, sulla base dei dati che hanno mostrato un piccolo ma significativo aumento della sopravvivenza. I nuovi dati presentati all'Agenzia non hanno escluso effetti negativi proprio sulla possibilità di sopravvivenza al tumore.

La Roche continua a difendere il proprio prodotto 3 ed ha chiesto alla Fda un'audizione per contestare la decisione. Secondo alcuni analisti, la multinazionale farmaceutica potrebbe perdere da uno a miliardi di dollari di vendite annue con la presa di posizione della Fda. L'Avastin in Italia si usa solo nel 10% dei casi di tumore alla mammella, ma negli Stati Uniti finora è stato un farmaco utilizzatissimo. Resta comunque un prodotto di punta della Roche (il 13% delle sue vendite nel 2009) e gli analisti avevano previsto che nel 2014 sarebbe diventato il farmaco da prescrizione più venduto al mondo, con vendite per 9 miliardi di dollari annui.

FONTE: la repubblica.it

TUMORI: RISCHIO ASSOCIATO A FARMACI PER COMBATTERE ANEMIA DA CHEMIOTERAPICI

Fra gli effetti collaterali della chemioterapia ci sono quelli rappresentati dall’anemia, una situazione questa che porta il paziente a tutta una serie di disturbi che si aggiungono agli effetti della cura e della malattia che si cerca di sconfiggere. Che l’anemia possa considerarsi una conseguenza della chemioterapia lo dimostra anche la necessità di ricorrere persino alle trasfusione di sangue quando l’emoglobina scende al di sotto di 8 g/dL.


La tossicità dei farmaci chemioterapici è data dal fatto che tali molecole farmacologiche non riescono a discernere le cellule sane da quelle maligne col risultato che il successo terapeutico non è del tutto disgiunto da quello tossico e potenzialmente letale della stessa terapia.


Se oggi parliamo di anemia associata alla chemioterapia è per segnalare un’altra evidenza che occorre ricordare e che riguarda il nuovo piano messo in atto dalla Food and Drug Administration che si rivolge ai medici che curano pazienti affetti da cancro trattati con la chemioterapia e che al contempo assumono farmaci in grado di stimolare l’eritropoietina (ESA ). Ricordiamo che l’eritropietina è un ormone glicoproteico prodotto negli esseri umani dai reni e in misura minore dal fegato e dal cervello, che ha come funzione principale la regolazione della formazione dei globuli rossi.

Secondo il FDA dovrà valere quanto disposto dal Risk Evaluation and Mitigation Strategy e che riguarda il compendio cui i medici dovranno fare riferimento al fine di informare i propri pazienti sul rischio rappresentato dai farmaci stimolanti l’eritropietina per l’organismo che li assume. I farmaci inclusi fra quelli rischiosi sono l’Aranesp ( Darbepoetina alfa ) ed Epogen ( Epoetina alfa ) di Amgen, e Procrit ( Epoetina alfa ) di Johnson & Johnson. Le epoetine a giudizio dei ricercatori non solo possono aumentare il rischio di morte per pazienti neoplastici in trattamento con tali molecole farmacologiche, ma addirittura esse stesse causa di altri tumori, aggiunti ai maggiori rischi di giungere a scompenso cardiaco, ictus e infarto.

Studi hanno dimostrato che le epoetine possono causare tumori e aumentare la mortalità nei pazienti affetti da tumore. Inoltre i farmaci stimolanti l’eritropoiesi possono aumentare il rischio di scompenso cardiaco, infarto miocardico e ictus.
Fonte: FDA, 2010  XagenaHeadlines2010


FONTE: tantasalute.it

lunedì 20 dicembre 2010

UN PADRE INCARCERATO E' ACCUSATO DELLA MORTE DEL FIGLIO: MA ERA STATO IL VACCINO

testo tratto da: http://ilporticodipinto.it/vaccinenation





"Vaccine Nation è un documentario che racconta l'incredibile storia di Alan Yurko e della sua famiglia.

Il figlio di Alan muore improvvisamente poco dopo che gli viene somministrata la vaccinazione al quarto mese di vita.

Ma ciò che rende particolare questa vicenda (purtroppo fin troppo comune nonostante se ne parli poco) è che, a seguito dei referti medici e dell'autopsia, non è stata presa in esame la possibilità della vaccinazione come causa della morte ma il padre viene prima accusato e poi dichiarato colpevole di aver ucciso il suo bambino percuotendolo volontariamente e ripetutamente al capo nella modalità che la medicina tradizionale definisce "sindrome del bambino scosso".
Alan è stato quindi condannato all'ergastolo più 10 anni di reclusione, senza possibilità di libertà condizionata.

Una volta in carcere, il genitore, ripresosi dallo shock iniziale, ed essendo additato come un criminale della peggior specie (anche tra i detenuti esiste un codice di rispetto e chi uccide un bambino è chiaramente al gradino più basso), decide di farsi forza e cominciare a studiare a fondo quello che è successo a suo figlio, In breve diventa relativamente esperto dell'argomento e scopre tutta una serie di cose che gli dimostrano una realtà molto diversa e, fino a quel momento, per lui insospettabile.

Decide quindi che è arrivato il momento di provare a riportare in tribunale il suo caso e scrive, a mano, più di 40.000 lettere a dottori, ricercatori e chiunque altro possa essere interessato all'argomento.

Nel ricostruire tali vicende, il documentario spazia ad ampio raggio su vari argomenti correlati ai vaccini, a partire da come fu "concepito" il primo vaccino, quello per il vaiolo, fino ad illustrare le modalità con cui (non) vengono testati i vaccini al giorno d'oggi prima d'essere messi in commercio passando attraverso la pericolosità dei componenti che spesso sono parte integrante della terapia.

E' possibile scaricare il documentario completo a questo indirizzo oppure vederlo direttamente in streaming su youtube qui di seguito
http://www.youtube.com/view_play_list?p=25C7AB634B0AE937


Ringrazio Eileen per l'aiuto nella traduzione".
INFO, TESTO E VIDEO DA DIFFONDERE!

FONTE: saluteolistica.com

sabato 18 dicembre 2010

RITIRATO FARMACO MEDIATOR DAL MERCATO

E' stato ritirato in Francia, dopo aver causato da 500 a 1000 morti.

Per quanto possiamo capire da una ricerca su Internet, la vicenda che circa un mese fa ha portato al ritiro in Francia di un farmaco indicato per la cura del diabete e dell’obesita’ (“Mediator”, prodotto dalla Servier) e indicato come responsabile di centinaia di decessi [1] ha del paradossale.


Grazie ai sistemi di farmacovigilanza, sono moltissimi i farmaci che ogni anno vengono ritirati dal commercio, o per i quali vengono modificate le indicazioni terapeutiche, o aggiunti nuovi “warnings” in merito a possibili effetti collaterali, ma il caso del Mediator fa davvero storia a sè.

Il benfluorex, principio attivo del Mediator, e’ un derivato funzionale della fenfluramina, che riduce l’assorbimento dei grassi e l’iperglicemia.

Impiegato anche nel trattamento dell’obesita’, sulla base di studi centrati sui problemi legati al diabete di tipo 2 e’ stato in commercio anche in Italia fino al 2003, data della rinuncia volontaria da parte della ditta produttrice.
In Spagna e’ stato ritirato nello stesso anno per le segnalazioni di gravi effetti avversi di natura cardiovascolare: ipertensione polmonare e valvulopatia.

In Francia, questo farmaco, pure oggetto nel 2005 di aspre polemiche [2], e’ sempre stato commercializzato fino al mese scorso.

Ma andiamo a vedere cosa dice la Food and Drug Administration sulle fenfluramine [3]. Scopriamo che questa molecola e’ stata registrata nel 1973 e che la phentermine, usata spesso in combinazione con la prima, addirittura nel 1959. Le prime evidenze di reazioni avverse vengono riportate nel giugno 1997; si trattava di 24 pazienti che avevano sviluppato patologie valvolari che per la particolare casistica venne associata all’assunzione di fen-phen (fenfluramine-phentermine). Seguirono altre segnalazioni che confermavano il rischio cardiovascolare legato a questa combinazione di farmaci.


Il 15 settembre del 1997 la FDA annunciava l’immediato ritiro della Fenfluramine e Dexfenfluramine [4].
Queste molecole sono quindi state utilizzate per oltre 13 anni, in mercati importanti, pur in presenza di prese di posizione ufficiali da parte di una autorita’ regolatoria di un certo peso quale la FDA.



Alcune semplici considerazioni sulla vicenda:

- quando si dice che la sperimentazione su animali non e’ in grado di garantire la sicurezza di un farmaco e che la vera sperimentazione e’ fatta sui pazienti quanto il farmaco viene immesso sul mercato, si fa forse una semplificazione ma di fatto è esattamente quel che accade;

- il fatto che un farmaco riveli profili di rischio importanti solo quando testato su centinaia di migliaia o milioni di persone implica che il cosidetto “modello animale” e’ del tutto inutile nell’evidenziare rischi e benefici di una data molecola.

In questo caso, ma non e’ certo l’unico, bisogna chiedersi perche’, invece di finanziare inutili studi sui modelli animali, non si rafforza seriamente l’attivita’ di vigilanza sui farmaci e i gli studi epidemiologici. Bisogna chiedersi come e’ possibile che le valutazioni di pericolosita’ di un certo principio attivo vengano ignorate per lustri da altre agenzie nazionali che hanno il compito di controllare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci venduti e somministrati dai rispettivi sistemi sanitari.


FONTE: la leva.org

lunedì 13 dicembre 2010

LE CAVIE INCONSAPEVOLI DELL'OMS

Nei primi anni del decennio del 1990, l’OMS lanciò una campagna di vaccinazione di massa contro il tetano in vari paesi (fra cui Nicaragua, Messico, Filippine) dedicata soltanto alle donne fra i 15 e i 45 anni. Questa strana limitazione ha fatto pensare a molti se per caso i maschi e i bambini fossero naturalmente immuni al tetano. Ne rimase particolarmente insospettito il cattolico Comitato per la Vita (Comitè Pro Vida) messicano che nell’ottobre 1994 riuscì a procurarsi alcune fiale di quel vaccino antitetano e a farlo analizzare. Le analisi appurarono che nelle fiale era presente gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone naturale femminile essenziale per mantenere la gravidanza. […]


Il fatto è che, se l’hCG viene introdotta nell’organismo insieme a un antigene come quello del tetano, la reazione immunitaria che si scatena forma anticorpi non solo contro l’antigene tetanico ma anche contro l’hCG. Gli anticorpi anti-hCG rendono ovviamente incapace l’organismo femminile di portare a termine la gravidanza. Di fatto, il vaccino iniettava un anticoncezionale.


Dalle Filippine (dove già 3,4 milioni di donne erano state vaccinate) e dal Nicaragua giunsero conferme ai riscontri laboristici. Il programma era in corso anche in Nigeria e Tanzania e anche lì la speciale vaccinazione veniva somministrata solo a donne in età fertile. Del resto, i protocolli dell’OMS prescrivevano cinque iniezioni presunte di “richiamo” e le prime entro tre mesi: altra stranezza, dato che all’età di quelle pazienti il vaccino antitetanico fornisce un’immunità decennale con una sola iniezione !

Gli esperti dell’organizzazione Human Life International, allora, cominciarono a spulciare la letteratura scientifica sull’argomento e scoprirono che da almeno vent’anni l’OMS, attraverso ricercatori ad esso collegati e da esso finanziati, stava cercando di creare un vaccino anti-fertilità utilizzando un tossoide del tetano come veicolo. Infatti, il sistema immunitario per natura non aggredisce l’hCG e pertanto bisogna “ingannarlo” mobilitandolo contro un antigene estraneo unito alla gonadotropina, in modo da scatenare la risposta degli anticorpi contro l’uno e contro l’altra.

Il programma era stato iniziato dall’OMS nel 1972 e nel 1993 aveva già speso 365 milioni di dollari in questi esperimenti che aveva denominato “Ricerche sulla salute riproduttiva”. I fondi venivano dalla Banca Mondiale, dall’ONU, dalla Rockefeller Foundation, da un buon numero di università (specie scandinave) e dai governi britannico e tedesco.

All’inizio, ovviamente, l’OMS negò che il vaccino contenesse hCG. Di fronte alle prove, sia l’OMS sia il Dipartimento di Sanità delle Filippine derisero i referti perché venivano, dissero, da “gruppi cattolici di diritto alla vita”. Quattro fiale del vaccino vennero allora esaminate dal St. Luke Medical Center di Manila, che è luterano: tutte e quattro contenevano hCG.

A questo punto, l’OMS cambiò linea di difesa e sostenne che le quantità di hCG nel vaccino erano “insignificanti” e assolutamente insufficienti a scatenare anticorpi contro la gonadotropina. Però, 30 donne filippine che avevano ricevuto il vaccino cosiddetto anti-tetanico risultarono avere altissimi livelli di anticorpi anti-hCG.
Inoltre, si scoprì che i vaccini usati (tre diversi preparati di tre ditte diverse) non avevano la licenza per essere commercializzati o somministrati nelle Filippine. L’autorità preposta, il filippino Bureau of Food and Drug, si giustificò dicendo che le ditte “non avevano chiesto la registrazione” dei loro preparati.

[…] “Aziende note e stimate”, si affrettò a testimoniare a loro favore l’OMS. Una di queste, la Connaught Laboratories Ltd., era divenuta nota negli anni ’80 in quanto distribuiva plasma sanguigno contaminato dal virus dell’AIDS.

tratto da: Roberto Gava e Eugenio Serravalle, “Vaccinare contro il tetano?” ed. Salus Infirmorum


FONTE: informarexresistere.fr

"LICENZIATA" DAL DOTTORE PER COLPA DEL BICARBONATO


Quella che segue è la traduzione completa dell'intervista.

F.O.: Mi chiamo Frances Oman. mi hanno diagnosticato il cancro per la prima volta intorno al giorno di San Valentino, del 2007.


M.M.: Che tipo di cancro era, e quale fu esattamente la diagnosi?
F.O.: Era un sarcoma aggressivo ai tessuti morbidi, localizzato all'interno della mia coscia sinistra. Avevo sentito il rigonfiamento già da qualche mese, e lo avevo detto al mio medico generico, ma lui mi disse "E' solo la sua immaginazione ... alla sua età è normale che vengano rigonfiamenti, sono solo accumuli di grasso..." Ma io lo tenevo d'occhio, e mi sembrava che crescesse.
La mia osteopata, che mi stava curando l'anca, un giorno mi disse: "Vada immediatamente a fare un ultrasuono".
Io lo feci, e il risultato non piacque a nessuno. Mi hanno mandato da uno specialista all'altro, ...
.. e poi sono finita da uno dei migliori oncologi della California. Lui fece una biopsia, e fu allora che ebbi la diagnosi di sarcoma aggressivo dei tessuti morbidi. A quel punto era diventato più o meno così, era come un paio di prugne, diviso in due parti.


M.M.: A quel punto cosa ha fatto?

F.O.: Non sapevo molto del cancro, però sono una giornalista investigativa, e mi sono immediatamente buttata in rete, a fare ricerche. Ho trovato l'Istituto Gerson, e ho chiamato per poter parlare con loro. Nel frattempo il mio oncologo era così allarmato per la mia situazione che mi disse: "Deve farsi operare subito, deve venire immediatamente per l'esame preliminare, e dobbiamo procedere immediatamente con l'operazione". Sono andata per gli esami preliminari, con una amica, e lui mi ha completamente terrorizzato. Mi ha davvero spaventato, e mi ha detto "Deve fare la chemio e la radioterapia". Io gli ho detto che quelle cure non mi interessavano in modo particolare.
Sono tornata a casa, e ci ho dormito sopra. Lui aveva prenotato l'operazione, ma una dottoressa dell'Istituto Gerson mi ha richiamato, e la differenza fra quei due dottori è stata qualcosa di straordinario. Lei mi diceva "Come si sente? Qual' è la situazione? Quale è la diagnosi? Quali sono i suoi valori?". Era splendido perché, invece di propagandare una cura della quale io sapevo poco o niente, sostanzialmente mi disse: "Lei ha una scelta davanti. Il corpo è suo". Mi ha spiegato la Gerson, e io nel frattempo avevo letto tutto quello che c'era sul loro sito, avevo visto il loro documentario, insomma mi ero preparata. Ma il contrasto fra il suo evidente impegno a farmi guarire era enorme rispetto all'altro oncologo, che sostanzialmente pensava solo a proteggersi, registrava tutto quello che mi diceva, voleva essere sicuro che tutto fosse segnato. Insomma, il mattino dopo l'ho chiamato e semplicemente gli ho detto che cancellavo l'operazione.



M.M.: Perché, esattamente, l'ha cancellata?
F.O.: A questo punto volevo approfondire di più le mie ricerche, prima di fare una scelta affrettata. Ho fatto le mie ricerche, e alla fine mi sono decisa per la terapia Gerson. Sono andata con la mia amica, ci hanno insegnato tutto quello che c'è da sapere, e lei è diventata la mia aiutante. Devo dire che con la Gerson... il tumore aveva iniziato a restringersi...

M.M.: Dopo quanto tempo ha iniziato a restringersi?
F.O.: Dopo circa tre mesi. Mi hanno assegnato una dottoressa, che mi seguisse al telefono - non l'ho mai conosciuta di persona, fino ad oggi - e praticamente lei mi ha tenuto in vita con la terapia Gerson. Il tumore continuava restringersi, ma ci metteva moltissimo tempo. E' una terapia meravigliosa, ma quando l'ho iniziata il tumore era già molto grande... Devo dire che anche da Gerson mi suggerivano di fare l'operazione, per togliere almeno il grosso del tumore, perché era decisamente grande.

M.M.: Alla fine come è arrivata a Simoncini?
F.O.: La stessa mia dottoressa naturopata aveva visto Simoncini nell'intervista di Doug Kaufman, e mi ha suggerito di guardarla. Io l'ho fatto, ho letto tutto quello che c'era sul suo sito, ho visto tutti i video che ho trovato in rete, e alla fine mi è stato chiaro che sarebbe stato lui la persona che mi avrebbe salvato la vita.


M.M.: E cosa ha fatto, è partita direttamente per Roma?
F.O.: Ho preso il biglietto, gli ho mandato una e-mail per avvisare che arrivavo...... I miei amici e la mia famiglia mi hanno detto "Ma tu sei pazza! Sei malata, sei debole, riesci a malapena a stare in piedi, e vuoi fare le valigie e andartene da sola fino a Roma?"
Io ci sono andata, e quando sono arrivata una nuova amica, che aveva appena conosciuto Simoncini, mi ha detto: "Guarda che è una persona molto impegnata. Se vuoi essere sicura che sappia che ci sei, fatti trovare sulla porta della pensione alle tre. E così ho fatto. Mi sono presentata, siamo andati nella mia stanza, e lì ho avuto la mia prima visita. Durante questa visita lui mi ha detto: "Dobbiamo operare, e lo faremo sciacquando la zona con il bicarbonato. In seguito faremo delle infusioni nella ferita, e credo che la cosa avrà successo, anche se non posso promettere niente".

Sono andata nella città in cui mi hanno fatto l'operazione, e poiché di lavoro produco documentari mi porto sempre dietro la telecamera, e così ho fatto in modo che l'intera operazione venisse filmata. Spero che la cosa possa tornare utili ad altri, vedendo come la soluzione al 5% di bicarbonato viene versata nella ferita, e poi risciacquata più volte, poi l'hanno ricucita, ci hanno messo dentro 100 cc. ... Il chirurgo ha lasciato un piccolo catetere, nel video dell'operazione si può vedere il catetere, con dei piccoli forellini, che è stato inserito all'interno della mia ferita. Era una ferita abbastanza grossa, più o meno così.

Dopo qualche giorno di convalescenza per la ferita sono tornata a Roma, e Simoncini mi ha insegnato a fare le infusioni. Mi ha insegnato a risciacquare regolarmente la zona con una soluzione sterile di bicarbonato di sodio...

M.M.: Per quanto tempo lo ha fatto?
F.O.: Circa una settimana e mezza.

M.M.: E dopo ha continuato?
F.O.: Ho continuato per un'altra settimana, a casa. Simoncini aveva detto che quello sarebbe stato sufficiente, perchè l'operazione aveva tolto tutto quello che c'era, e che qualunque cellula - o come lui l'ha chiamata - rimasta in circolazione sarebbe stata uccisa dal bicarbonato.

Sono tornata a casa, ho chiamato il mio oncologo, e gli ho raccontato tutto quello che avevo fatto. E lui mi ha mandato una lettera nella quale sostanzialmente "mi licenziava", mi diceva che non voleva più aver niente a che fare con me, perché non avevo fatto quello che lui mi aveva raccomandato, e mi ha avvisato che risciacquando la zona in quel modo naturalmente avrei mandato il cancro in giro per tutto il corpo, e che quindi mi restava probabilmente poco da vivere. Anche il mio medico generico mi ha licenziato, e mi ha detto che non mi avrebbe più curato per quello che avevo fatto.

M.M.: Il bicarbonato?
F.O.: Sì. Ma io sono andata avanti, ho continuato e continuo a tutt'oggi a seguire la dieta di mantenimento della Gerson.


M.M.: A parte la cura di Simoncini, lei ha fatto una qualunque altra terapia?
F.O.: Beh, ho preso cose che la gente mi diceva che mi avrebbero fatto bene, ho preso molta vitamina C, ...

M.M.: No, io parlavo di terapie vere e proprie, come chemio o radioterapia...
F.O.: No, mai, assolutamente niente di tutto quello! Il dottor Simoncini mi ha detto: "Io non posso promettere niente, perché non so mai quello che può succedere, però le dico una cosa: nella mia esperienza, secondo le mie statistiche, qualunque mio paziente che sia risultato pulito a distanza di tre mesi, che sia stato diagnosticato libero dal cancro, non ha mai avuto una ricaduta. Non è mai tornato in altre parti, e non è mai ricomparso. Naturalmente, può venirle di nuovo il cancro, ma non a causa di questo. Dopo 2 o 3 anni è possibile che magari le venga un nuovo tipo di cancro..."

Ma io da allora non ho fatto che migliorare in salute, sono diventata sempre più forte, e dopo questo periodo di tre mesi - che non vedevo l'ora che finisse - ho fatto l'esame di risonanza magnetica e la TAC, ora non ricordo tutti gli esami che ho fatto, ma non c'era più traccia di cancro da nessuna parte.
Finalmente avevo trovato, con una modifica all'assicurazione, un oncologo disposto a seguirmi. Lui era aperto di mente, ma era anche profondamente spaventato per la mia vita. In base a quello che gli avevano insegnato, infatti, lui era convinto che il cancro mi si sarebbe sparso dappertutto.

M.M.: Per capire la cronologia, questo è avvenuto quanto tempo dopo l'operazione?
F.O.: L'operazione è stata il giorno dopo il Thanksgiving, quindi il 27 novembre 2007. Tre mesi dopo, circa, sono risultata pulita, e sono andata dal nuovo dottore che era disposto a seguirmi. Lui è rimasto sorpreso, e mi ha detto: "Teniamo tutto bene sotto controllo". Un paio di mesi dopo mi ha detto: "Sono molto preoccupato, sono sicuro che il tumore si sarà spostato prima di tutto ai polmoni, quindi voglio che lei faccia un esame ai polmoni." Io ho fatto l'esame ai polmoni, ma tutto è risultato perfettamente a posto. Mi ha detto "Allora dev'essere andato alla testa", e così mi ha fatto fare non ricordo se una TAC o una risonanza alla testa, ma anche lì non c'era niente. Da allora ho continuato a migliorare di salute, sono sempre più robusta e continuo a mandare gente dal dottor Simoncini. Ho cominciato un documentario e un libro, intitolati "Sconfiggere il cancro".

M.M.: Quale commento le rimane, alla fine di tutta questa esperienza?
F.O.: È incredibile il modo in cui siamo ipnotizzati del sistema medico, siamo condizionati ad avere paura. Ho visto talmente tanti film, tanti sceneggiati, in cui ogni volta che si scopre che qualcuno ha il cancro tutti dicono "Oddìo, quello deve morire!"
Io passo ore a parlare con tantissima gente, cercando di aiutarli ad organizzarsi per andare Roma a vedere Simoncini, oppure a fare la Gerson, o qualunque altra cosa possano fare. Io passo ore infinite con loro, poi questi vanno magari un'ultima volta dall'oncologo, e questo li terrorizza dicendo che moriranno se faranno quelle cose. Questo nonostante quello che è appena successo a me.
A me semplicemente viene da piangere. Mi viene da piangere.




FONTE : laleva.org

IL LETALE INGANNO DEL DIABETE

Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodichè diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.


Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.

E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.
Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete
Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.

Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia
Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.
Trattamento medico convenzionale
Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.

Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina
Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.
Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.

Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.
Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 - Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.
Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.

Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.
Sotto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.
Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.
Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.
I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.
La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.

Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet

Tratto da:
Nexus N. 55
Per una mole maggiore di informazioni consultare:
http://www.healingmatters.com/


FONTE: miraclemineral.it

giovedì 9 dicembre 2010

PARACETAMOLO (TACHIPIRINA) AI BAMBINI: RISCHIO DI ASMA E ALLERGIE

A rischio i bimbi che lo hanno assunto nei primi 15 mesi di vita

ROMA (8 dicembre) - Il paracetamolo, antidolorifico molto diffuso, potrebbe essere una causa dell'insorgenza di allergie e asma, soprattutto nei bambini, se hanno assunto questo farmaco nei primi 15 mesi di vita. Lo rileva una ricerca dell'Otago University di Wellington, in Nuova Zelanda, condotta su 1500 bambini e pubblicata sulla rivista Clinical and Experimental Allergy. «La scoperta principale - ha affermato Julian Crane, autore dello studio - è che i bambini che hanno utilizzato il paracetamolo prima di aver compiuto 15 mesi, cioè il 90% del campione monitorato, hanno il triplo di probabilità in più, di diventare sensibili agli allergeni e il doppio di probabilità in più di sviluppare sintomi come l'asma, a sei anni rispetto ai bambini che non hanno utilizzato il paracetamolo».


Le cause di questo collegamento con il farmaco, secondo Crane non sono ancora chiare e serviranno altre ricerche per fare luce su questo aspetto, un dato però è certo: ci sono evidenze che mostrano la correlazione. Inoltre, secondo il ricercatore, il paracetamolo, presente in molti farmaci per la cura del raffreddore e della tosse, «è stato dato molto liberamente ai bambini piccoli».



FONTE:  il messaggero.it