mercoledì 24 novembre 2010

INFEZIONI NEGLI OSPEDALI, OGNI ANNO FINO A 7500 MORTI

Virus e batteri in corsia fanno più vittime degli incidenti stradali,
ma i casi potrebbero essere ridotti del 30%

MILANO - È una vera e propria epidemia silenziosa quella che percorre gli ospedali italiani: fino all'8% di chi entra in un reparto ne esce infatti con un virus o un batterio, che uccide ogni anno fino a 7.500 persone. I numeri sono forniti dagli esperti riuniti al Congresso annuale della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).

NUMERO COSTANTE - «Questo numero è costante negli ultimi anni, al Sud come al Nord - spiega Giuseppe Ippolito, presidente del congresso e direttore scientifico dell'Istituto Malattie Infettive Spallanzani di Roma -, ma potrebbe essere ridotto del 30% con un piccolo investimento. Purtroppo le infezioni ospedaliere fanno più vittime degli incidenti stradali». Secondo le cifre presentate in Italia si stima che il 5-8% di tutti i pazienti afferenti alle strutture sanitarie sviluppino un'Ipa (infezione associata alle patologie assistenziali), pari a 450-700mila casi con 4.500-7.500 decessi direttamente attribuibili e circa 3 milioni 750mila giornate di degenza per le complicanze infettive acquisite a seguito del ricovero. L'allarme lanciato dagli esperti riguarda soprattutto reparti come terapia intensiva e chirurgia. «Questo tipo di infezioni non sono azzerabili - avverte Ippolito -, ma andrebbero corretti dei comportamenti a rischio. Per esempio eliminando i cateteri, l'uso massiccio di antibiotici, la monosomministrazione, la depilazione pre-operatoria e soprattutto la carenza di igiene».

GERMI RESISTENTI - Della stessa opinione Evangelista Sagnelli, presidente della Simit: «Le conseguenze delle infezioni Ipa sono le polmoniti nosocomiali e le patologie multirestistenti. Questo perché molti dei germi che si acquisiscono in ospedale hanno una grande resistenza e diventano pericolosi. A rischio quindi gli anziani in degenza nei reparti di rianimazione. Spazi dove sono necessarie procedure di decontaminazione per eliminare ogni tipo di pericolo». A finire sul banco degli imputati sono i medici e le vetuste strutture di degenza sparse sul territorio nazionale. «I medici si lavano le mani solo nel 20% dei casi in cui dovrebbero - spiega Ippolito - e questo è un veicolo importante per i batteri. Poi servirebbe del personale specializzato in grado di gestire e coordinare all'interno dell'ospedale il problema di queste infezioni: un infermiere ogni 250-300 pazienti e un medico ad hoc ogni 400 pazienti».


FONTE: Corriere.it



martedì 23 novembre 2010

WI FI DISATTIVATO IN SCUOLE, UNIVERSITA' E BIBLIOTECHE DI MOLTI PAESI ESTERI A CAUSA DEI SUOI DANNOSI EFFETTI SULLA SALUTE




Il 18 dicembre 2007 sull'edizione on line del quotidiano Il Corriere della Seraè stato pubblicato un articolo di Alessandro Grandesso dal titolo molto esplicito: Wifi_dannoso e Parigi lo disattiva

Leggendo questo articolo scopriamo che a Parigi il wi-fi è stato "Bloccato in 4 biblioteche dopo che gli impiegati hanno accusato vomito, vertigini e insonnia".

In quattro biblioteche gli impiegati hanno cominciato a sentirsi male, soprattutto quelli che lavoravano vicino ai ripetitori WiFi. «Nausea, vertigini, insonnia - spiega Stephen Kerckhove, direttore generale di Agir pour l'Environnement (Ape) - sono sintomi tipici da campo magnetico nocivo».

Ma non solo, scopriamo che numerosi altri paesi (Inghilterra, Germania, Canada) hanno iniziato a disattivare i wi-fi nei luoghi pubblici a causa della segnalazione di diversi problemi di salute; leggiamo infatti:


PARIGI - Vertigini, nausea, dolori muscolari, insonnia. Non sono sintomi dell'influenza, ma dell'«allergia» al campo magnetico generato dal Wifi. Un fenomeno in espansione che preoccupa il comune di Parigi che ha disattivato il segnale in quattro biblioteche pubbliche. Decisione in linea con quanto già accaduto in Inghilterra, Germania e Canada..

Particolarmente interessante quanto successo con wi-fi in Inghilterra dove il sindacato degli insegnanti ne ha chiesto la disattivazione nelle aule scolastiche.

Ad aprile, in Inghilterra, il Sindacato degli insegnanti ha chiesto la sospensione del segnale nelle scuole, cogliendo l’allarme lanciato da William Stewart, presidente della Health Protection Agency. A giugno, un’inchiesta della Bbc dimostrava che il campo magnetico in un’aula equipaggiata con Wifi era tre volte più potente di quello emesso da un ripetitore Gsm.

E che dire di queste altre notizie che provengono dall'estero e che sono riportate dall'articolo del corriere?
In Germania, lo scorso anno, il Wifi è stato vietato in tutte le scuole di Francoforte e la scorsa estate, il governo Merkel ha chiesto ai tedeschi di privilegiare l’accesso via cavo. In Canada, il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wifi, «perché - si legge sul sito dell’ateneo - è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali, ostacolano le funzioni cognitive, favoriscono lo stress, interferiscono con le onde cerebrali».

Aggiornamento: dopo qualche tempo sono diventate 6 le bibioteche sconnesse dal wi-fi, ma successivamente in due di queste l'amministrazione voleva riattivare la connessione, i bibliotecari ovviamente sono scesi in lotta contro questo provvedimento; in due siti il wi-fi è stato alla fine riattivato nonostante le proteste.

Nel frattempo segnalo l'articolo del quotidiano francese "Le monde" con le testimonianze dei bibliotecari sui propri problemi di salute dovuti al wi-fi ed alle altre fonti di emissioni di onde elettromagnetiche. Tutti e tre i link precedenti sono in francese.

L'inchiesta della BBC citata nell'articolo la potete vedere (doppiata in francese) in una serie di due video su dailymotion ( primo e secondo). Altre notizie sulla lotta contro il wi-fi e le antenne in Francia potete leggerle nell'articolo di Caroline Rocher pubblicato sulla rivista Marie Claire (e che spero di tradurre integralmente).


FONTE: scienzamarcia.it

martedì 9 novembre 2010

FRANCIA, RITIRATO FARMACO KILLER

Sarebbe responsabile di mille morti


Un medicinale per la cura del diabete, utilizzato poi anche per i pazienti obesi che volevano perdere peso, è stato ritirato dal mercato in Francia. Secondo uno studio del Servizio sanitario nazionale (Cnam), il prodotto sarebbe infatti responsabile di circa un migliaio di decessi. Il Mediator, questo il nome del farmaco, era in commercio dal 1976 e fa parte della famiglia delle fenfluramine con un effetto "taglia fame".

Le fenfluramine erano già finite nell'occhio del ciclone degli Stati Uniti, dove sono state ritenute la causa di problemi alle valvole cardiache e di ipertensione arteriosa polmonare e sono state definitivamente vietate. Il divieto è stato esteso anche in Europa, ma il Mediator era sfuggito all'embargo presentandosi come un 'isomeride' (una terapia complementare alla dieta nei pazienti obesi).

Secondo le indagini del Cnam, pubblicate dal quotidiano francese "Le Figaro", su un milione di diabetici il rischio di problemi alle valvole cardiache è moltiplicato di circa quattro volte per i pazienti esposti al Mediator. Inoltre uno studio universitario stima tra i 500 e i 1000 il numero di decessi che hanno una relazione diretta con il medicinale prodotto dai laboratori francesi Servier.


FONTE: tg com mondo

TERRORISMO MEDIATICO E CLASSE MEDICA

Oggi è andato in onda il quotidiano  programma di medicina e salute condotto da Luciano Onder su RAIDUE.
Programma che non ha mai brillato per servizi obiettivi e illuminati...nè tantomeno illuminanti,  ma oggi è stato  superato il limite.
Il dott. Pastorino dell'Istituto Tumori di Milano ha parlato di Escozul..
Con l'asservita complicità di Luciano Onder, il dottore ha sparato a zero sul prodotto cubano.
Dall'alto della sua cattedra, ha senza alcun indugio bocciato come assolutamente inefficace, dannoso e pericoloso un prodotto naturale come Escozul.
Ha parlato di tossicità del bio preparato.. ha addirittura parlato di importanti rischi di emorragie interne!!

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-9f02426b-75c0-4380-88bf-72df638339c3.html
Egregio Dott. Pastorino,
visto che gli studi scientifici sull'attività antitumorale dell'escozul non sono ancora stati pubblicati,
sarebbe così gentile da dirci come e  dove lei è stato in grado di trovare tali informazioni sugli effetti collaterali che i medici cubani dicono essere inesistenti?
Negli ultimi venticinque anni gli oncologi cubani hanno testato il prodotto su migliaia di pazienti e MAI qualcuno di questi ha riportato effetti collaterali, tantomeno effetti collaterali così pericolosi!
Egregio Dott. Pastorino forse lei si confonde con i prodotti anti angiogenetici venduti dalle  potentissime case farmaceutiche come la Roche, prodotti come Avastin...
Avastin infatti può provocare anche emorragie interne...
http://www.aimac.it/cura-tumore/anticorpi-monoclonali/bevacizumab-avastin-trattamento-cancro_kqWXmQ==_k6Sa_k6Sa_3p.html
La domanda egregio dottore.. è :
tali infondate affermazioni  che assomigliano tanto a  terrorismo medico-mediatico,
sono frutto  della sua ignoranza in materia di Escozul o forse fanno parte di un disegno di insabbiamento, offuscamento delle coscienze  perchè il potenziale di questo prodotto fa paura??

L'establishment medico mette da sempre in moto questi meccanismi per screditare aprioristicamente qualsiasi
eventuale possibilità di cura che non sia ufficiale e come tale portatrice di  enormi profitti alle case farmaceutiche!!!

Al prossimo post,
Monica

lunedì 1 novembre 2010

LA BIG PHARMA USA SCRITTORI FANTASMA PER CONVINCERE MEDICI E PAZIENTI....

Traduzione da Current.com di Tatiana Coan

Quando abbiamo un disturbo e andiamo dal medico, ci aspettiamo che venga prescritto un medicinale come cura e che la scelta di questo medicinale venga fatta sulla base di risultati di test effettuati per quel disturbo. Invece, probabilmente non è così.


I medici potrebbero pensare che lo sia, come anche i pazienti, ma il fatto è che le informazioni che i medici ricevono – persino da alcune pubblicazioni che hanno la pretesa di essere state convalidate prima di essere pubblicate - sono spesso solo un prodotto dell’ufficio marketing di Big Pharma.


Questo perché Big Pharma usa “scrittori fantasma” per abbozzare articoli per le pubblicazioni e li fa sottoscrivere a medici considerati luminari come se questi ne fossero gli autori, anche se tutto quello che questi dottori fanno è leggere gli articoli e suggerire modifiche.


Questo fatto venne alla luce alla fine del 2008 quando il Congresso (Parlamento USA ndt) iniziò a interessarsi di questa questione e poi nuovamente venne a galla nel 2009. Fu nel 2009 che il New York Times e la Public Library of Science (PLoS - la Biblioteca della Scienza) ebbero accesso ai documenti usati in una causa legale depositata da più di 14.000 querelanti che svilupparono il cancro al seno mentre prendevano il farmaco Prempro, usato come terapia ormonale per la menopausa.


Il farmaco era prodotto dalla casa farmaceutica Wyeth (poi acquistata dalla Pfizer). La Wyeth utilizzò un’azienda di marketing, la DesignWrite, per redigere articoli e adescare medici luminari per farli comparire come gli autori degli articoli.


Secondo un servizio di PLoS Medicine, la rivista della PLoS, la terapia a base di ormoni iniziò nel 1942. Fu allora che il farmaco Premarin (il predecessore del Prempro) divenne il primo farmaco approvato per il trattamento delle vampate di calore dalla Food and Drug Administration. Sforzi promozionali sostenevano che gli estrogeni potevano preservare giovinezza e salute.


Negli anni 70, i medici, influenzati dall’informazione errata che considerava la menopausa una malattia endocrina simile all’ipotiroidismo, prescrivevano estrogeni a milioni di donne che non presentavano sintomi. Con il 1975 si vide che l’incidenza del cancro all’endometrio nelle donne che stavano usando gli estrogeni era aumentata dell’800 per cento.


Per neutralizzare il cancro all’endometrio, fu aggiunto il progestinico alla terapia sostitutiva ormonale. Questo fu propagandato negli anni 1990 quale cura preventiva per malattie cardiovascolari, osteoporosi, Alzheimer, cancro al colon, perdita dei denti e degenerazione maculare. Ad ogni modo, studi compiuti fino al 2002 hanno dimostrato che la terapia ormonale non era riuscita a prevenire malattie cardiovascolari e aumentava il rischio del cancro al seno, infarto, demenza e incontinenza.


Ancora oggi, nonostante dati scientifici definitivi che dimostrano il contrario, molti ginecologi continuano a credere che i benefici della terapia ormonale siano superiori ai rischi. Questa percezione, che non si basa su prove, potrebbe essere il risultato di decenni di influenza attentamente orchestrata dall’industria sulla letteratura medica, così riporta Plos Medicine.


Plos Medicine sostiene che tra il 1996 (quando il Prempro fu pubblicizzato per la prima volta) e il 2004, la Wyeth collaborò con parecchie aziende di formazione medica e di comunicazione – ma soprattutto con la DesignWrite – per pubblicizzare i prodotti appartenenti alla famiglia del Premarin. Nei suoi comunicati con la Wyeth, la Design Write notò che “la Ricerca mostra un’alta fiducia da parte di medici specialisti sugli articoli di riviste che riportano informazioni credibili sui prodotti”. Quindi, in aggiunta a “articoli recensiti nella versione integrale”, la DesignWrite raccomandò che il piano di pubblicazione per i prodotti Premarin includesse mini-recensioni, resoconti di casi, editoriali, lettere e commenti.


La DesignWrite suggerì che pezzi brevi potevano essere pubblicati velocemente e che erano un efficiente “mezzo per collocare autorevoli informazioni sul profilo terapeutico di un prodotto nelle mani di medici influenti”. L’azienda spiegò anche che avrebbe aiutato la Wyeth sul decidere: quali dati presentare, reclutare “gli autori”, scegliere i giornali, creare estratti e manifesti per convegni medici e “Posizionare il prodotto in modo tale da influenzare i sottoscrittori”.


Poi la DesignWrite redigeva gli articoli – lanciando il farmaco sotto la miglior luce possibile – e lo sottoponeva ai medici per riesaminarlo. I medici che lo avevano passato in rassegna diventavano poi gli “autori”.


PLoS Medicine riporta che non c’é prova che gli “autori” siano stati pagati per l’utilizzo del loro nome.


C’é anche piccola prova che gli autori abbiano fatto di più del solo revisionare l’articolo e che occasionalmente hanno dato suggerimenti sulla revisione.


E’ illegale per le case farmaceutiche promuovere un farmaco pubblicizzato per un uso diverso da quelli approvati dalla FDA. Ma gli articoli nelle riviste mediche, nelle newsletters e nei giornali non sono considerati materiale promozionale e la FDA li considera liberi scambi di informazioni e non interviene. (Comunque, si provi a far passare alla FDA promozioni sui benefici di integratori naturali … o persino di cibi naturali…).


PLoS Medicine scrive che, in assenza di dati (o in presenza di dati contrari ai fini del marketing), gli articoli recensiti nelle riviste mediche sono veicoli cruciali per incoraggiare farmaci off-label (fuori etichetta), promuovendone così i benefici non comprovati, e per minimizzare eventuali danni.


In altre parole, Big Pharma può dire qualsiasi cosa voglia sui benefici di un farmaco o ignorare completamente gli effetti collaterali noti e dannosi fin tanto che questi articoli vengono riportati in giornali medici, newsletters e periodici.


Questo estratto dell’articolo del 4 Agosto 2009 uscito su The Times dal titolo “Documenti Medici di Scrittori Fantasma Promuovevano la Terapia” dimostra come funzionava il sistema:

Nel 2003, un dipendente della Design Write scrisse una bozza di 14 pagine di un articolo; l’autore era nella lista sotto l’abbreviazione “TBD” (to be determined) - che significa “da determinare”. Nel luglio 2003, la DesignWrite mandò la bozza alla Dott.ssa Gloria Bachmann, un professore di ostetricia e ginecologia al Centro Medico Robert Wood Johnson.


 La Dott.ssa Bachmann rispose con un messaggio email alla DesignWrite. “Il profilo é eccellente per come è stato scritto”. Nel settembre 2003, la DesignWrite inviò una mail alla Dott.ssa Bachmann con la prima bozza dell’articolo. Lei dichiarò anche quell’ “eccellente” e aggiunse, “Ho soltanto da fare una correzione che ho evidenziato in rosso”.


L’articolo, quasi una copia testuale della bozza della DesignWrite, fu pubblicato nel 2005 ne “The Journal of Reproductive Medicine”, con la dott.ssa Bachmann che appariva nella lista come l’autore principale. Nell’articolo si descrivevano i farmaci a base di ormoni come fossero il “sistema di riferimento” per il trattamento delle vampate di calore e la dottoressa si dimostrava meno entusiasta per altre terapie.


Nella sezione dei riconoscimenti, si ringraziavano parecchi medici scrittori per la loro “assistenza editoriale”, senza rivelare che quegli scrittori lavoravano per la DesignWrite, che faceva pagare alla Wyeth $ 25.000 per produrre gli articoli.


 La Dott.ssa Bachmann , che ha 30 anni di ricerca e di esperienza clinica sulla menopausa, disse che lei giocò un ruolo importante nella pubblicazione per aver prestato la sua competenza. Lei affermò che la corrispondenza via mail non riflette i contributi che potrebbe aver dato durante conversazioni telefoniche e di persona su incontri.


 “C’era bisogno di revisionare un articolo e dissi: “Sì, riesaminerò la bozza e mi assicurerò che sia accurata” La Dott.ssa Bachman disse in un intervista su Tuesday “Questo è il mio lavoro, questo è quello in cui credo, questo riflette il mio punto di vista”.


In risposta a una domanda di un giornalista, Michael Platt, il presidente della DesignWrite, scrisse che l’azienda “non ha partecipato e non parteciperà alla pubblicazione di alcun materiale nel quale non ha completa fiducia sulla validità scientifica del contenuto, basato sui migliori dati disponibili”.


 Ma, come riporta PLoS Medice, la Design Write aveva un’agenda specifica quale agente di marketing pagato dalla Wyeth, che consisteva in:

  • Mitigare i rischi percepiti del cancro al seno associati alla cura ormonale.
  • Promuovere farmaci non testati e off-label, includendo la prevenzione della demenza, la malattia del Parkison e il peggioramento della vista.
  • Sollevare domande sulla sicurezza e sull’efficacia delle terapie concorrenziali (messaggi competitivi).
  • Difendere i benefici cardiovascolari, nonostante la mancanza di benefici dimostrata da prove cliniche aleatorie.
  • Collocare la terapia ormonale a bassi dosaggi.

Sfortunatamente per più di 14.000 donne, la Design Write ha fatto un buon lavoro. Così ora ci si deve chiedere: “Il mio medico ha scelto il farmaco che sto prendendo sulla base di un pezzo di marketing ben scritto?” E’ probabile che sia così. Poiché ci sono articoli come quelli che spingono i medici a decidere quali farmaci prescrivere ai pazienti.

By Bob Livingstone
FONTE: the living spirits